Scuola. Nessun passo avanti per colmare le disparità di trattamento
La politica si dice non disponibile a estendere a tutto il personale della scuola due importanti istituti contrattuali migliorativi che saranno previsti solo per una piccola parte.
Il 26 gennaio scorso inviammo una richiesta d’udienza al presidente Fugatti per convincerlo dell’importanza di stanziare le risorse necessarie a sanare una disparità di trattamento macroscopica per il personale della scuola. L’elefante nella stanza è l’esclusione di quasi tutto il personale del “contrattone” ( Ata, Ae, insegnanti e coordinatrici infanzia) dalla trattativa per l’introduzione di due importanti istituti contrattuali che nel resto del Paese sono garantiti a tutto il personale della scuola: la ricostruzione di carriera, il calcolo che considera anche gli anni di precariato ai fini dell’anzianità di servizio effettiva, e il passaggio garantito e immediato alla posizione stipendiale superiore maturati i requisiti di anzianità, il cosiddetto ”scatto”. Istituti di cui oggi in Trentino godono solo gli insegnanti della scuola statale (primaria e secondaria) e che noi da sempre chiediamo siano estesi a tutto il resto del personale scolastico. Nell’ultimo anno si è aperto un varco, stretto, nella posizione granitica di rifiuto dell’amministrazione, che ha portato all’inizio di una trattativa per garantire i due istituti ai docenti della formazione professionale provinciale, l’IeFP. Noi ci siamo messi in scia e abbiamo cominciato a fare pressione affinché l’amministrazione si impegnasse finanziariamente e dialogasse per un allargamento a tutto il personale scolastico. La trattativa si è conclusa in gennaio e l’accordo è pronto per la firma da allora. Noi non firmammo perché non possiamo accettare che un miglioramento contrattuale di tale portata riguardi solo una piccola parte di lavoratori escludendo il personale ATA, gli assistenti educatori, le insegnanti e le coordinatrici dell’infanzia, e scrivemmo al presidente. Trascorsi due mesi Fugatti non ha risposto al nostro appello né alla nostra corrispondenza, ma ci ha fatto sapere, nei giorni scorsi, per mezzo dei dirigenti provinciali competenti che non c’è alcuna disponibilità politica a stanziare le risorse per quest’operazione e che tanto vale se ci mettiamo l’anima in pace perché questa misura è stata pensata unicamente in una logica di armonizzazione del trattamento economico-giuridico degli insegnanti dell’IeFP provinciale con quello degli insegnanti della scuola statale, come a sottintendere una misura riservata agli insegnanti in quanto tali.
Partendo dal presupposto che estendere questa disposizione contrattuale a tutto il personale scolastico non farebbe niente di più che riallineare il trattamento economico-giuridico del personale della scuola trentina a quello del resto del Paese, non possiamo fare a meno di chiedere alla politica: il lavoro delle insegnanti dell’infanzia pubblica e privata è di importanza o spessore inferiore? Il lavoro degli insegnanti della formazione professionale paritaria, finanziata al 100% dalla PAT, è di profilo inferiore? Il lavoro del personale tecnico-amministrativo, dei collaboratori scolastici, degli assistenti educatori, delle coordinatrici pedagogiche non concorre al funzionamento del sistema educativo alla stessa stregua dello stesso personale del resto d’Italia? Questa trattativa, così come è stata concepita, è altamente divisiva e se l’intenzione era quella di appianare delle disparità sia chiaro che ne produce di tante e tali da mettere in discussione la tenuta dell’intero sistema. Per quanto riguarda l’invito a farcene una ragione sia altrettanto chiaro che non ne abbiamo alcuna intenzione e che si apre una lunga e avvincente partita.
Trento, 26 marzo 2026
