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Carenze formative. Né tempo, né risorse per la didattica

Flc: lanciamo l'obiettivo "carenze 0" alla fine dell’obbligo d’istruzione

“L’insostenibile burocratizzazione della scuola”, espressione diventata refrain che fa eco a uno dei migliori romanzi del Novecento ma che non è invenzione letteraria, bensì realtà della scuola oggi. Fa specie come un disegno di legge, il n. 75 “sulle carenze”, ignori deliberatamente questo messaggio, forte, drammatico, che i docenti lanciano con ogni mezzo e di cui noi ci facciamo portatori a ogni tavolo tecnico e politico. Per tutta risposta assessorato e dipartimento Istruzione scrivono a più mani un DdL centrato proprio sulla traduzione in burocrazia di ogni singola azione, iniziativa, strategia, attività volta al recupero delle carenze degli studenti, spingendosi ad affermare che il progetto porterà a una responsabilizzazione degli studenti. Secondo noi invece lo studente e il docente, le persone, e la loro opinione, sono i grandi assenti del progetto.
Protagonisti indiscussi noi vediamo invece i genitori, chiamati a fare da controllori dell’operato dei docenti, delle difficoltà e dei progressi dei figli, della qualità della scuola, nonché bersagli di facile propaganda politica con buona pace della responsabilizzazione dello studente, della didattica e dell’autonomia scolastica. La questione si concentra su un rapporto ad altra gradazione burocratica tra scuola e genitore - nella migliore delle ipotesi epistolare più probabilmente virtuale - imposto dal decisore politico, da cui lo studente è estromesso; rapporto che si perde nell’etere ma si tradurrebbe in tonnellate di carta, rappresentazione plastica di un modello di scuola accentratore che vorrebbe un docente burocrate asservito al desiderio di controllo di alcuni genitori, agli appetiti elettorali di un assessorato e una politica in crisi, e lo studente ridotto a oggetto di osservazione costante e ossessiva. Modello che suona come un atto d’accusa alla scuola e un voto di sfiducia ai docenti e agli studenti stessi ma dove non si rintracciano spazio, tempo e risorse economiche per la didattica di cui tanto ci sarebbe bisogno; solo tantissime “carte”. I docenti fanno bene a sentirsi delusi, ancora una volta, e arrabbiati.
Entrando nel merito del DdL, il concetto stesso di “recupero delle carenze” restituisce l’idea di un’operazione di “salvataggio” e ammette che una difficoltà, un incidente di percorso, una distrazione o l’inadeguatezza di una fase abbia assunto i connotati di qualcosa di più serio e radicato, quando se prese seriamente in carico all’emergere avrebbero trovato maggiori probabilità di soluzione. Noi proponiamo di capovolgere la prospettiva proiettando lo sguardo avanti non indietro; una prospettiva in cui la difficoltà, la crisi o l’ostacolo sono previsti e prevenuti, persino programmati, non recuperati. Gli insegnanti sanno perfettamente quali sono i passaggi critici e propedeutici dei propri programmi quindi la difficoltà è prevedibile e prevenibile. Il percorso va tracciato ex ante e non ex post, tenendo conto degli ostacoli noti e di quelli probabili. Previsione, prevenzione, tempestività, concentrazione sono gli strumenti per raggiungere un obiettivo talmente strategico per la scuola, l’obiettivo“Carenze 0”, da non ammettere ragioni di natura economica né improbabili operazioni di recupero. Il progetto è ambizioso, ma solo liberando i docenti dalla burocrazia e garantendo loro il tempo adeguato da dedicare a una didattica calibrata su quest’obiettivo se ne potranno apprezzare i risultati. Tempo che va ricavato dalle ore cattedra e non aggiungersi a quelle previste, e risorse che già ci sono e si ottengono dalla conservazione degli organici in una fase di calo degli iscritti, se non si è sedotti dall’idea di fare economie. Noi lanciamo la proposta “Carenze 0” alla fine dell’obbligo, perché, se servisse rammentarlo, il primo biennio della secondaria di secondo grado rientra nell’obbligo d’istruzione dal 2006 e compie vent’anni.

Trento, 3 marzo 2026

 

 

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