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Sistema culturale trentino. Appalti ed esternalizzazioni sulla pelle di lavoratrici e lavoratori

In biblioteche, musei, aree archeologiche e teatri paghe basse, sottoinquadramento e mancato rispetto della legge La denuncia delle categorie Cgil: la Provincia vigili e tuteli il personale. Così si arricchiscono solo le aziende

Sistema culturale trentino. Appalti ed esternalizzazioni sulla pelle di lavoratrici e lavoratori

Sottopagati, con una vita lavorativa sospesa tra un appalto e l’altro, in molte occasioni sotto-inquadrati, spesso comunque non riconosciuti nelle loro professionalità e competenze. E’ la vita delle lavoratrici e dei lavoratori in appalto del sistema culturale provinciale, addetti alle biblioteche, ai musei, alle aree archeologiche e ai teatri. Tutti lavoratori e lavoratrici che operano su appalti pubblici, figli delle scelte di esternalizzazioni, di cui pagano spesso sulla loro pelle le conseguenze più pensati in termini economici e di condizioni di lavoro. Ad accendere l’attenzione su questa molteplicità di realtà, una vera e propria giungla contrattuale, sono Funzione pubblica Cgil, Filcams Cgil e Slc che rappresentano gli addetti di questo sistema. “Nel corso degli anni - fa notare il segretario generale della Fp, Alberto Bellini - questo sistema è stato definanziato e si è disunito assecondando da un lato logiche di esternalizzazione sempre più feroci, dall’altra linee di indirizzo sempre più particolaristiche, perdendo una visione di sistema. La conseguenza è stata scelte molto difformi, scelte che impediscono in molti casi di raggiungere un livello di servizio ottimale e che limitano spesso i diritti dei lavoratori coinvolti”.

A complicare il quadro anche il fatto che spesso in un’unica realtà lavorano gomito a gomito addetti con contratti e trattamenti diversi, dipendenti provinciali, comunali, dipendenti privati inquadrati con contratti molto diversi e quasi mai con il contratto di riferimento del settore, Federculture, lavoratori del Progettone, con partita Iva, un mosaico di trattamenti che il più delle volte ha il solo scopo di ridurre il costo del lavoro e dei conseguenti diritti. “Troppo spesso il sistema funziona a spese delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Un punto debole è il mancato rispetto della legge sugli appalti, anche conseguenza della mancata vigilanza da parte della stazione appaltante, gli enti pubblici. “Capita frequentemente di trovarsi di fronte vincitori di appalto che disattendono completamente la legge e non applicano l'indennità di appalto quando scelgono un contratto nazionale diverso da quello di riferimento previsto dal capitolato, con la conseguenza che i lavoratori percepiscono paghe inferiori al dovuto fino a 1,70 euro l’ora in meno: così i soldi pubblici invece che nelle tasche dei lavoratori sottoforma di salario, finiscono nei forzieri delle aziende come ingiusto profitto”, denuncia Luigi Bozzato segretario generale della Filcams.

L’ultimo episodio, come mette in luce Jacopo Spezia della Slc Cgil, riguarda le maschere del Centro culturale Santa Chiara. “Ieri si è concretizzato il cambio appalto che per una parte dei 32 giovanissimi addetti comporterà un taglio del già ridotto salario orario. La nuova coop si rifiuta infatti di applicare un superminimo previsto contrattualmente, basandosi su un’interpretazione discutibile del contratto nazionale per i teatri”. Il risultato è che lavoratrici e lavoratori percepiranno non più 7,14 euro l’ora, ma 6,72 euro l’ora lordi. “Una riduzione misera di 0,42 centesimi, che proprio perché di così piccola entità risulta ancor più inaccettabile. Si lucra su paghe bassissime, su contratti part time di 3,5 ore a settimana. E’ inaccettabile che l’ente pubblico non eserciti un controllo. Alla fine sono soldi pubblici e andrebbe esercitata anche una responsabilità etica e sociale da parte del committente. “Quanto costa all’ente pubblico questo appalto e quanto resta poi in tasca ai lavoratori?”, incalza Spezia.

Sui mancati controlli e su un’assenza di assunzione di responsabilità da parte della Provincia e dei comuni insistono tutte e tre le sigle. “Quando chiediamo un incontro urgente alla committenza per chiarire la cosa non arriva nessuna risposta, nemmeno al sollecito”. Uno dei casi più recenti riguarda il Mart, fiore all'occhiello del Trentino. Il sindacato ha chiesto un anno fa all'assessore Gerosa un incontro per praticare la contrattazione d'anticipo per evitare che nel nuovo capitolato d'appalto si ripetessero gli errori di quello precedente, ricaduti sulle lavoratrici. Nessun riscontro.

Per uscire  da questa situazione è essenziale da un lato un forte investimento in cultura, ma anche una regia di sistema che consenta di indirizzare al meglio le varie politiche culturali e le politiche di esternalizzazione. “E’ fondamentale creare delle linee guida ed un osservatorio sugli appalti del settore in modo da impedire la giungla contrattuale esistente che non riduce i costi per la comunità, ma amplifica solo i guadagni di operatori privati che fanno margini importanti sulla precarietà delle condizioni dei loro lavoratori”, concludono i sindacalisti.

 

 

Trento, 2 aprile 2025

 

 

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