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Lavoro. A gennaio frenano le nuove assunzioni

Calo del 10,4% rispetto al 2022. A pagare sono giovani e donne e i precari Sindacati: servono misure strutturali per la crescita. I bonus non producono occupazione stabile

Rallenta l’occupazione in Trentino. A gennaio, secondo i dati dell’Ufficio studi delle politiche del mercato del lavoro le assunzioni sono calate del 10,4 per cento rispetto allo stesso mese del 2022, attestandosi a 10.324, 1.195 in meno. La riduzione ha toccato soprattutto il terziario, -12.4 per cento ed in particolare i servizi, chiaramente collegato all’andamento delle imprese, mentre sono cresciuti i pubblici esercizi, +12,1 per cento grazie all’ottimo andamento della stagione turistica.

Le assunzioni frenano anche nel secondario, -6 per cento, ed in particolare nell’industria (- 4,8) e nelle costruzioni ( -9,4). L’industria a gennaio ha fatto registrare anche un forte incremento delle ore di cassa integrazione, +170 per cento. Il dato è trainato dal comparto tessile, chimico/gomma plastica e dal cartario, settori che hanno subito l’aumento dei costi energetici e delle materie prime.

In generale le assunzioni si riducono più marcatamente tra le donne (-14,9) e tra i giovani -14). Questo, insieme al dato sul calo dei contratti a tempo determinato ( -13,5), in somministrazione ( -17,7) e a chiamata ( -10,9), è la dimostrazione che a pagare l’andamento in discesa dell’economia sono i soggetti più fragili sul mercato del lavoro. “La riduzione dei contratti instabili e la crescita di quelli a tempo indeterminato è positiva. Siamo però lontani da una svolta purtroppo. I contratti a tempo indeterminato crescono evidentemente nelle imprese che sono riuscite a consolidare la loro posizione nel mercato del lavoro. Allo stesso tempo il calo del tempo determinato e della somministrazione sono la conferma di un mero utilizzo flessibile della manodopera – fanno notare Maurizio Zabbeni, Lorenzo Pomini e Walter Largher che per Cgil Cisl uil seguono il mercato del lavoro -. Dunque i segmenti più deboli e meno tutelati anche contrattualmente pagano questo rallentamento con la perdita dell’occupazione. Chi in questi mesi aveva un contratto a tempo indeterminato ha goduto, per fortuna, degli ammortizzatori sociali, come dimostra il dato sulla cassa integrazione dell’industria. I precari sono rimasti a casa”.

I sindacati insistono, allora, sulla necessità di mettere in atto misure che incentivino l’occupazione stabile. “Queste misure hanno bisogno, però, di andare di pari passo con politiche industriali che puntino alla crescita strutturale del nostro tessuto economico. E’ chiaro come i bonus creino occupazione non duratura nel tempo e dunque non un reale sviluppo e competitività”. A questo si aggiunge anche il rischio di impoverimento del mercato del lavoro locale in termini di competenze e professionalità. “In generale la disoccupazione in Trentino e nel resto d’Europa è in calo. Questo aumenta la mobilità all’interno del mercato del lavoro e dunque la disponibilità a spostarsi in cerca di occasioni di lavoro migliori. Se il Trentino diventa più territorio da cui partire che una meta in cui arrivare abbiamo un problema molto spinoso di cui farci carico. E ci auguriamo che la giunta e il mondo imprenditoriale ne prendano atto rapidamente”, concludono Zabbeni, Pomini e Largher.

Trento, 4 aprile 2023

 

 

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