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"Dellai si muova anche per la Lowara"

Gli 85 operai in cassa integrazione da sette mesi sognano un blitz stile Whirlpool.

MALÉ - Gli operai dell'ex Lowara vogliono discutere del loro futuro con il presidente della Provincia Lorenzo Dellai . Lo vogliono e lo chiedono ufficialmente. Non fosse gente a modo che ha «sposato» fedelmente per decenni l'azienda che li ha pugnalati, lo pretenderebbero dopo mesi in cui se ne sono stati buoni, buoni, dando credito all'assessore all'industria Marco Benedetti che suggeriva ai dipendenti di rimanere compatti per non disperdere il capitale umano e professionale che doveva essere uno dei valori aggiunti per l'azienda da insediare al posto della Lowara. Gli operai davano per scontato che un simile discorso, fatto a persone che vedono avvicinarsi come uno spettro la fine della cassa integrazione (28 febbraio prossimo), supponesse l'esistenza di trattative avviate - se non proprio a buon punto - con qualche azienda seriamente interessata ad impiantarsi in Val di Sole. Ciò però, pare non essere nei fatti. O meglio, questa è l'impressione che serpeggia fra gli operai. «L'assessore si era impegnato per i primi di settembre a riferirci delle trattative in corso - sibilano i lavoratori -. È già passato un mese e nessuno di è ancora fatto vivo». Sono riuniti nel piazzale della fabbrica, gli ex lavoratori della Lowara. Piove, ma ci sono quasi tutti. La pioggia per loro (e si capisce) è proprio l'ultimo dei problemi. «Ci hanno detto di stare uniti, di aspettare a cercare altri impieghi per non sfaldare la riconosciuta professionalità del gruppo che ciascuno di noi come singolo va a formare - attacca Lino Angeli -. Ebbene, noi come vedete ci siamo». Già: è evidente che a mancare - almeno per ora - è solo chi quella richiesta ha formulato. «State uniti e non muovetevi, ci hanno detto, perché c'è qualcosa all'orizzonte - incalza Paolo Marinelli -. Ma l'orizzonte che vediamo noi è grigio, come la giornata odierna». Alla chiusura dell'azienda gli operai della Lowara erano 92. Quattro si sono licenziati per trovare impiego altrove e tre sono andati in pensione. Gli 85 rimasti in cassa integrazione a 750 euro al mese, dicevamo, vogliono parlare con Dellai. Un obiettivo divenuto quasi una pretesa dopo il blitz del presidente nell'operazione Whirlpool. «Già a suo tempo si era fatto garante della positiva soluzione della nostra vertenza - sottolinea Tullio Angeli -. Dopo quel che è successo a Gardolo, a maggior ragione vogliamo confrontarci con lui, anche se ci rendiamo perfettamente conto che l'operazione Whirlpool, seppur molto onerosa dal punto di vista economico, paradossalmente è stata più semplice della nostra: da una parte si è trattato di un acquisto; dall'altra di trovare un'azienda con caratteristiche peculiari, disposta a venire in Val di Sole». Il ragionamento è equilibrato, ma a prevalere nella maggioranza degli operai - ed è comprensibile - sono i sentimenti di «pancia». «Abbiamo paura di essere passati in secondo piano, di essere finiti in fondo alla lista» è la replica corale. Il timore è diffuso e si amplifica negli operai che hanno superato i 50 anni d'età: «Ho 54 anni e mi sento tagliato fuori - afferma Ivo Ramponi -. Ho lavorato qui 33 anni: la Lowara è la mia seconda casa e mi rendo conto che fuori di qui la mia professionalità me la posso attaccare. La mia prospettiva purtroppo è molto limitata: chiedo solo di poter lavorare. Anche a mille euro al mese, purché con la certezza di un'azienda alle spalle, oppure - e qui trova la forza per sdrammatizzare - la Provincia costruisca qui un recinto per gli orsi: mi offro per far loro da guardiano». Ettore Costanzi , un altro dei senatori dell'ex Lowara tocca il tasto della cassa integrazione: «Non auguro a nessuno di trovarsi nelle nostre condizioni. È dura rimanere a casa a 750 euro al mese senza poter integrare, senza nemmeno poter andar a raccogliere mele e con i commentini velenosi della gente alle spalle...». Ma non sono solo le frecciatine a far male. A ferire gli operai della Lowara è soprattutto l'indifferenza della maggior parte dei politici ed amministratori pubblici della Val di Sole. «Stendiamo subito un velo pietoso sui sindaci: fatto salvo in parte quello di Malé, gli altri forse non hanno capito che la Lowara era una realtà che portava in tutta la valle due milioni di euro di stipendi all'anno - riprende Ramponi -. Forse è il caso che qualcuno spieghi loro l'importanza per il futuro della Val di Sole, di non puntare esclusivamente su turismo ed artigianato, visto che in discussione pare essere messo tutto il polo industriale solandro considerate le difficoltà in cui si dibatte anche la Ineos di Fucine». «È il futuro della valle ad essere in gioco» conferma Adelia Zanella , «scellerata conseguenza - conclude Giulio Pedrazzoli - di un andazzo che aveva preso avvio con la chiusura dell'Enaip di Ossana». Le bordate a politici e amministratori non risparmiano i pezzi da novanta: «È confortante - ironizza Ettore Costanzi riferendosi a Giacomo Bezzi - sapere che a Roma abbiamo grande aiuto da un deputato della nostra valle che ci segue fin dall'inizio...». «E che dire dell'impegno "profuso" da Adriano Dalpez, presidente della Camera di Commercio di Trento? - gli fa eco un collega - Pur essendo di Malé chi l'ha mai visto o sentito a proposito della Lowara?». Dei consiglieri provinciali, gli operai della Lowara «salvano» il solo Denis Bertolini , non a caso presente anche all'incontro di ieri. L'interessato non fa sciacallaggio politico, anzi difende i colleghi del consiglio provinciale: «La tensione viene tenuta alta un po' da tutti, di questo non dovete preoccuparvi» dice rivolto ai lavoratori. E poi apre uno spiraglio di speranza, dando fiducia all'assessore Benedetti: «Per quel che so io sta lavorando bene: mi risulta che siano a buon punto le trattative con un'azienda che costruisce macchine per le pizze che ha operato molto bene per un anno a Rovereto ed ora sarebbe pronta ad ampliarsi trasferendosi al posto della Lowara. Queste però sono cose che so per via indiretta....». Già, ed è proprio per questo che gli operai della ex Lowara, dopo 7 mesi di cassa integrazione, vogliono che a Malé, a parlare del loro futuro, salgano l'assessore Benedetti ed il presidente Dellai in persona. 5 ottobre 2007

 

 

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