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«Strozzati da contratti capestro»

Beber della Cgil denuncia la situazione dei finti lavoratori autonomi nelle cave dell’oro rosso. Per il sindacalista sono usati da una lobby di imprenditori.

«Strozzati da contratti capestro»  TRENTO. «C’è una lobby di imprenditori del porfido che sfrutta questi finti lavoratori autonomi per abbassare i prezzi. Poi ci sono molti altri cavatori che, invece, si comportano correttamente con lavoratori assunti regolarmente. Solo che devono affrontare la concorrenza sleale degli altri». Il quadro che Renato Beber della Fillea Cgil traccia del settore del porfido è preoccupante. Nel corso degli anni sono stati atti molti passi in avanti. Dall’ottobre scorso c’è una legge che regolamenta in maniera moderna il settore, ma rimangono delle zone d’ombra. Per non parlare di alcune stranezze. I lavoratori del porfido sono forse gli ultimi cottimisti. Sono dipendenti, ma vengono pagati non ad ora, ma in base alla quantità di materiale che lavorano. I manovali, quelli che guadagnano di più arrivano a prendere mille e cinquecento euro al mese per nove mesi. Poi, per i tre mesi invernali, vanno in cassa integrazione a 900 euro. In una situazione come questa, c’è chi si è inventato la figura del finto padroncino per pagarlo ancora di meno: «Il fatto è - spiega Beber - che anche l’Inps fa pochi controlli. Molti cubettisti sono finti autonomi. Il cubetto non va più tanto, quindi l’imprenditore esternalizza la produzione. Chiama finti lavoratori autonomi. Finti perché hanno condizioni capestro: sono costretti a lavorare solo per un cavatore con forme di ricatto molto forti. Non possono vendere neanche un cubetto ad altri pena la perdita del lavoro. Questa gente non rispetta né le norme di sicurezza, perché per gli autonomi non valgono, né gli orari. Abbiamo calcolato che in queste condizioni ci sono 400 lavoratori. Sono quasi tutti macedoni o marocchini. Qualche italiano ci ha provato, ma ha visto che non ce la faceva. Gli stranieri, invece, lavorano in inverno fino a che il freddo non rende impossibile andare avanti. Lavorano sabato e domenica, usano le vecchie cubettatrici a caduta che sono pericolose. E il brutto è che ormai sono strozzati. Non ci stanno dentro con la miseria che guadagnano. Molti hanno anche dei dipendenti e sono costretti ad andare avanti finché non scoppiano». Una situazione a dir poco preoccupante. Il settore non è certo in attive acque: «Gli addetti sono 1300. Gli imprenditori sono circa 140 per una novantina di concessioni. Il giro d’affari calcolato per difetto è di 200 milioni di euro. Poi bisogna calcolare il nero. La nuova legge ha rinnovato le concessioni per 18 anni e gli imprenditori pagano poco, intorno al 14 per cento». (u.c)

 

 

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