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Pensioni. Da ottobre i primi aumenti.

Aumenti pensioni basse, accordo fatto. A giugno anche i pensionati trentini erano scesi in piazza.

Pensioni. Da ottobre i primi aumenti.(a cura dell'Ufficio stampa Spi Cgil nazionale) E' stata una trattativa difficile, ma alla fine è prevalsa l'impostazione unitaria dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil: avviare un percorso per la rivalutazione delle pensioni, a partire da quelle più basse e privilegiando quelle fondate sui contributi effettivamente versati. Due terzi delle risorse e dei beneficiari sono titolari di pensioni da lavoro e soltanto un terzo riguarda prestazioni assistenziali. Già da ottobre di quest'anno arriveranno i primi aumenti, che mediamente dovrebbero attestarsi oltre i 30 euro. Così come richiesto da Spi, Fnp e Uilp, i criteri di accesso ai benefici terranno conto del reddito complessivo individuale e non familiare, per sottolineare il carattere previdenziale del provvedimento e per aiutare le donne fortemente penalizzate dal criterio legato alla famiglia in base al quale sono stati impostati finora gli aumenti pensionistici. Il prossimo anno si riunirà il tavolo negoziale per monitorare l'andamento dei redditi da pensione e verificare che gli stanziamenti vengano totalmente spesi a questo scopo. Questo per evitare ciò che è successo con il Governo precedente che dopo aver stanziato 4.100 miliardi di vecchie lire, a conti fatti non è riuscito a spenderli, dati i criteri restrittivi imposti dall'allora ministro Tremonti, destinando poi la somma restante ad altro scopo. Questa volta a salvaguardia del buon esito dell'operazione ci sarà il tavolo di concertazione che avrà carattere permanente e, dunque si riunirà ogni anno, a partire dal prossimo, alla vigilia della stesura del documento di programmazione economico finanziario. Il testo dell'accordo ad ora non è stato siglato dai sindacati perché sarà parte integrante dell'intesa più generale che le confederazioni Cgil, Cisl e Uil sul mercato del lavoro e sugli ammortizzatori sociali. Soddisfazione è stata espressa dalla segretaria generale dello Spi. "Il dato politico prevalente è che per la prima volta è stato riconosciuto il ruolo contrattuale del sindacalismo confederale dei pensionati. Un risultato per nulla scontato, frutto della determinazione con quale è stata condotta la lunga mobilitazione unitaria nel paese." Nel dettaglio, gli aumenti, che riguarderanno una platea complessiva di pensionati di 3 milioni e 400 mila e alcune tipologie di pensioni. La prima investirà le maggiorazione sociali delle pensioni sociali, assegni sociali, invalidi civili, ciechi e sordomuti, con un'età pari o superiore a 70 anni, per assicurare loro un reddito individuale mensile complessivo pari a 580 euro dal 1 gennaio 2008 (circa 300.000 persone). Il costo di questa operazione è di 45 milioni di euro. Alle pensioni previdenziali dal 2008 sarà riconosciuta una nuova somma aggiuntiva, purché abbiano un'età pari o superiore a 64 anni, titolari di pensioni previdenziali, a condizione che il soggetto non possieda redditi individuali complessivi pari o superiori a 1,5 volte il trattamento minimo (cioè 8.504,73 euro annui per il 2007). I beneficiari, in questo caso saranno 3 milioni e 100 mila persone. Peraltro, si tratta di un incremento netto perché non costituirà reddito ai fini fiscali e della corresponsione di prestazioni previdenziali ed assistenziali. Questa somma sarà erogata a partire dal luglio 2008, sottoforma di una sorta di quattordicesima. A questa seconda fascia sarà destinata oltre il 90 per cento delle risorse stanziate dal governo, pari a 1 miliardo e 150 milioni di euro. Saranno interessate a questi aumenti anche le pensioni di reversibilità (quelle riconosciute al coniuge superstite), secondo criteri che terranno conto dei contributi effettivamente versati dai quali deriva la prestazione. Gli aumenti saranno riconosciuti anche agli italiani all'estero che percepiscono una pensione scaturita dai contributi pagati in Italia. Per quelli titolari soltanto di una quota parte di pensione italiana, è prevista una parametrazione basata sulle convenzioni tra il nostro paese e quello che li ospita. Un altro capitolo estremamente significativo è l'aver riconosciuto la copertura totale al costo della vita delle pensioni fino a 5 volte il minimo che è di 436 euro, cioè di quelle che oscillano tra i 1308 e 2.180 euro mensili (circa 4 milioni di titolali). In questo caso il costo è di 100 milioni di euro. "L'accordo sulle pensioni minime - spiega Leone - è un passo in avanti per chiudere anche la partita ancora aperta sul mercato del lavoro, sul superamento dello scalone, previsto dalla riforma Maroni e sugli ammortizzatori sociali. Questo significa che un giudizio più complessivo potrà esser formulato soltanto dopo il raggiungimento dell'intesa più complessiva. Tuttavia, non può sfuggire il fatto che l'accordo sulla rivalutazione delle pensioni segna un primo passo per costruire un nuovo patto intergenerazionale, fondato sulla solidarietà e sul rispetto dei bisogni di ciascuno, per affermare che i giovani e gli anziani sono una risorsa del paese e un aiuto concreto per consolidare la ripresa economica." 11 luglio 2007

 

 

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