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Contratti e sirene

La Funzione pubblica interviene sul contratto del pubblico impiego siglato a Roma lo scorso 29 maggio.

Contratti e sireneOgni volta che si rinnova un contratto, mi limito a parlare del settore che conosco meglio -pubblico impiego funzioni centrali- ma negli altri comparti non gira diversamente, entrano in funzione le sirene. Sono sempre quelle di Confindustria che attraverso il Sole24ore dice la sua. A volte sono di alcune Organizzazioni Sindacali autonome che invece dicono la loro nelle uniche occasioni dove il padrone gli consente di avere risalto sui mezzi d’informazione. Ovviamente, in quest’occasione sono anche dell’opposizione di Governo che stranamente dimentica quanto non ha fatto nel periodo in cui opposizione non era. Ma poco stranamente tutte queste sirene hanno in comune una cosa sola: il tentativo di delegittimare il sindacato confederale. Si poteva fare meglio? E quando mai non si può. Però, prima di giudicare bisogna avere il maggior numero d’informazioni possibili e mi sembra di capire invece che molti si limitano a riportare quanto le sirene proclamano, senza soffermarsi sulla notizia per capire se è composta in maniera opportunistica oppure è limpida, senza fare sforzo di memoria per ricordare se nell’immediato passato era meglio o peggio. Si poteva fare meglio e sono il primo a dirlo, perché questo contratto non recupera il potere d’acquisto perso dai lavoratori dipendenti negli ultimi anni. Punto. Il resto non è da interpretare ma da analizzare. In un periodo storico, che dura da diversi anni, in cui l’attacco al pubblico impiego è divenuto l’azione principale anche di alcuni “rappresentanti del popolo” – e dal popolo eletti- che non riuscendo ad affrontare problemi più grandi di loro ripiegano su argomenti che fanno cassa, azzarderei perfino a dire che tutto sommato non è andata male. Ma non a caso, perché dietro c’è tutto il lavoro svolto dai sindacati. Non a caso, perché il rinnovo del contratto dei lavoratori dipendenti, pubblici o privati, non è mai un automatismo ma sempre il frutto della mobilitazione dei lavoratori e di chi li rappresenta. Le sirene, in particolare quelle di confindustria, si sono subito attivate nella loro specialità del dividi et impera cercando, come al solito, di contrapporre pubblico e privato, starnazzando l’irresponsabilità del sindacato che accettando la “riduzione” al modello triennale per il pubblico produrrà un immane catastrofe anche ai lavoratori del privato. O c…(bip!). E da quando il padrone si preoccupa così tanto del suo lavoratore, che vuole mandare in pensione ad ottanta anni ma lo vuole fuori dalle p…(bip!) appena compiuti i cinquanta e per dargli una lira d’aumento piange miseria perché deve rinunciare alla casetta al mare oppure all’ultimo modello di SUV. Si passa ad un nuovo modello contrattuale, si passa al triennio. Parliamone, e sarà meglio perché, in effetti, potrebbero esserci risvolti preoccupanti e dobbiamo averne consapevolezza ma, tanto per dire alle sirene, quello del passaggio al triennio è una probabilità e non una certezza, dal momento che l’intesa sottoscritta prevede la discussione entro l’anno e che comunque sarà una fase sperimentale circoscritta al settore del pubblico impiego. Insomma, non è scontato che si faccia. Oggi, né per volontà dei lavoratori né per volontà dei sindacati confederali, ci troviamo a rinnovare un contratto scaduto da ben 17 mesi. Abbiamo già detto che il fatto di rinnovarlo con ritardo ci costa. Facciamo invece finta che modificando il sistema di contrattazione, magari rivedendo per intero l’accordo del luglio 93, riusciamo a far si che il rinnovo si faccia immediatamente dopo la scadenza del contratto. Forse riusciremmo a non perdere neanche quelle cifre che invece ci rimettiamo col sistema attuale, dal momento che sempre, e ripeto sempre, i rinnovi economici prevedono due o tre porzioni di aumenti per arrivare alla cifra a regime. I sindacati confederali vi stanno prendendo per il c…(bip!), i 101 euro d’aumento a partire da febbraio 2007 equivalgono ai 93 euro erogati per 12 mensilità. Vero, (non che vi stanno prendendo per…..) ma sarebbe il caso di aggiungere che il dato importante di riferimento è la cifra a regime e non tanto la cifra media dell’aumento. Non perché la cifra media sia meno importante ma soprattutto perché è la cifra a regime che il lavoratore si trascinerà per tutte le future mensilità della propria vita lavorativa. E allora, era giusto oppure no impuntarsi sui 101 euro piuttosto che 93? Il 2006 sarà remunerato con una cifra ridicola, 11 euro circa al mese. Vero, verissimo ma questa è la cifra che quella parte di rappresentanti del popolo, che ora si trova all’opposizione, aveva stanziato per rinnovare il contratto dei dipendenti pubblici, ben consapevoli del fatto che avrebbero perso le elezioni e avrebbero scaricato le responsabilità sul successivo governo e sui sindacati. Sempre le sirene: oltre a questo schifo di contratto vi faranno digerire una riforma della pubblica amministrazione (memorandum), addirittura i lavoratori saranno valutati. Bene, anzi non tanto. Ci vuole una riforma in questo dedalo di burocrazia dove neanche i lavoratori riescono a volte a trovare l’uscita o no? Si, e non penso alle pagelle. Penso che bisogna partire da chi la pubblica amministrazione la dirige. Proprio loro i Dirigenti. Chi li valuta oggi? Diciamolo, non li valuta nessuno ed è chiaro perché diversamente molti sarebbero disoccupati. I lavoratori invece quelli sì che sono valutati, tutti i giorni, da quegli stessi Dirigenti e senza sistemi concordati o pagelle varie. Tu sei bionda/o, tu simpatica/o, tu lavori ( a volte capita anche che ci sia questa valutazione), tu sei di un altro colore politico, tu di dove sei?, tu sei incinta, tu lo sei stata, tu hai meleti, tu vigneti, tu parli troppo e tu sei sindacalista o almeno pensi di diventarlo e comunque sei iscritto. Non c’è dubbio: una riforma ci vuole e forse proprio a partire dalla valutazione dei servizi, perché la pubblica amministrazione questo fornisce. Servizi all’utenza, e quel servizio deve essere efficiente e se non lo è, la colpa è prima di chi lo dirige e semmai dopo, forse, altre responsabilità saranno imputabili ai lavoratori amministrati. Invece alcune sirene che dicono? I lavoratori pubblici sono dei fannulloni. Guadagnano troppo, sono troppi, sono intoccabili. Parliamone. Oh, mai nessuno che faccia qualche distinzione, proprio tutti i pubblici sono fannulloni. Guadagnano. Nei ministeri, ad esempio, il livello economico maggiormente presente è tra il 5° e il 6° che a volte riesce anche a portare a casa 1100/1200 euro. Ricchissimi. I Dirigenti invece quanto guadagnano? Chiedeteglielo vedete se vi rispondono? Il 5° livello invece te lo dice anzi te lo grida in faccia. Sono troppi si diceva. Forse in qualche amministrazione non sono pochi ma non è che per caso la colpa sarà da attribuire a qualche politicante che pesca sempre nella disperazione dei territori eletti a bacini di voti. Territori che non hanno sviluppo economico proprio per questo motivo? Facciamo un gioco… di coscienza. Chi deve andare a casa? Il 5° livello a 1000 euro, il Dirigete amico dell’amico o il politicante che ha contribuito a riempire apparati della pubblica amministrazione? Intoccabili poi!. Siamo sicuri che siano tutti intoccabili, allo stesso modo? Ma la discussione verteva sull’intesa relativa ai contratti del Pubblico Impiego e per tornarci possiamo dire che ora la parola, almeno in casa CGIL, passa ai lavoratori. Il nostro statuto prevede che il contratto sia approvato dai lavoratori e così sarà. Nelle assemblee giudicheranno se l’accordo s’ha da fare o meno ma lo faranno senza lasciarsi influenzare dal fastidioso richiamo delle sirene Giampaolo Mastrogiuseppe 1 giugno 2007

 

 

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