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Referendum scuole private. Bertoldi (Flc Cgil): “Salvaterra fa confusione”.

Le scuole private in Trentino ricevono sostanziosi contributi pubblici. Ma Salvaterra lo nega. Il referendum non intacca gli istituti professionali.

Referendum scuole private. Bertoldi (Flc Cgil): “Salvaterra fa confusione”. Dichiarazioni di Gloria Bertoldi (segretaria Flc Cgil del Trentino) «Ogni dibattito, tanto più in un campo delicato come quello della politica scolastica, deve partire dall’uso di un linguaggio rispettoso della realtà. Senza questa premessa ogni discussione diventa difficilmente comprensibile da parte di coloro che sono esterni, anche se interessati, alla problematica. Tale sforzo non si percepisce leggendo le dichiarazioni fatte dall’assessore Salvaterra, in riferimento al referendum sul finanziamento alle scuole private-paritarie, riportate dal Corriere del Trentino di sabato 24 maggio per lo meno su due questioni. La prima. Negare che le scuole private ricevano in Trentino rilevanti finanziamenti dalla Provincia di Trento giocando sul termine paritario è un evidente tentativo di occultamento della realtà in contrasto con gli stessi testi della normativa provinciale. La legge provinciale 29 del 1990, tuttora vigente e per mezzo della quale è stata approvata la recente delibera che ha erogato alle scuole private 9.400.000 euro, e la stessa legge 5 del 2006, sottoposta a referendum, fanno riferimento all’articolo 33 della Costituzione e alla legge nazionale 62 che parlano di privati che istituiscono scuole. Le scuole paritarie, dunque, sono scuole private che si sottopongono ad alcune condizioni affinché siano autorizzate al rilascio di titoli di studio. Cercare di mettere in ombra questo fatto e tentare di far passare per pubbliche le scuole private-paritarie è un rozzo tentativo di inquinamento di un dibattito che dovrebbe svolgersi su piani diversi e, possibilmente, più decorosi. La seconda. Utilizzare strumentalmente la formazione professionale per giustificare il finanziamento in discussione è un sotterfugio già visto e già denunciato nel periodo di approvazione della legge 5. Cercare di spostare la discussione dalle scuole private-paritarie ad istituzioni altre per funzione e storia sembrava un reperto del recente passato non più sfruttabile. L’assessore dovrebbe sapere, visto il suo ruolo, che l’articolo 76, soggetto a referendum, al comma 2 parla delle istituzioni paritarie “con esclusione di quelle alle quali la Provincia ha affidato la realizzazione di percorsi di formazione professionale secondo quanto previsto dall’articolo 36”. Proporre ambiguità di questo tipo aumenta la confusione in un dibattito che dovrebbe, invece, basarsi, sul confronto di altre tematiche, che, evidentemente, sono diversamente intese. Un confronto di questo tipo può essere anche aspro e perfino rissoso. Il conflitto non è di per sé negativo purché non sia patologico e non si basi su forzature interpretative fuorvianti la realtà. Per questo le dichiarazioni dell’assessore Salvaterra sono particolarmente negative». 28 maggio 2007

 

 

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