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La lezione di don Milani 40 anni dopo la Lettera

Flavio Ceol sull'anniversario della pubblicazione di "Lettera ad una professoressa"

La lezione di don Milani 40 anni dopo la Lettera“Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati”. È una delle frasi più conosciute di un libro che proprio in questi giorni compie quaranta anni: la “Lettera ad una professoressa” della scuola di Barbiana. Strano paese l'Italia nel quale un prete fu l'ispiratore di un'interpretazione “radicale” della Costituzione che metteva a nudo l'estrema ingiustizia di una scuola incapace di farsi strumento di mobilità sociale. Quel libro fu l'evento che aprì gli occhi ad un'intera generazione dando fiato alle ragioni dell'eguaglianza reale e contribuendo ad avviare una stagione di pratiche didattiche innovative e di riforme che puntavano a tradurre in pratica l'urgenza di una scuola vicina alle esigenze di tutti i suoi alunni, specie di quelli più deboli. Questo 2007 per la scuola è un anno di ricorrenze emblematiche. Non solo il 1967 con la sua “Lettera ad una professoressa”, ma anche il 1977 con l'approvazione della legge 517 che riconobbe la necessità di includere nella scuola tutti gli studenti, anche i disabili, mettendo l'Italia in una condizione unica rispetto a tutte le altre del continente europeo. Spesso vengono sottolineati i limiti della scuola italiana, i suoi ritardi, le sue difficoltà rispetto al contesto europeo. Ma aver evitato le ghettizzazioni delle classi speciali fu un merito che, pur con i limiti dell'applicazione di ogni legge, oggi andrebbe maggiormente valorizzato promuovendone lo spirito anche fuori dai confini nazionali. Anche quella legge fu frutto della “stagione di Barbiana”. Nel testo si parlava di individualizzazione dei processi formativi. Non si trattava di cedere alla logica del supermercato delle opportunità che tende a mummificare le disuguaglianze presenti nella società. Allora, come oggi, quel riferimento era lo sprone a sperimentare gli strumenti più adatti affinché ognuno potesse davvero raggiungere gli obiettivi di conoscenze e competenze necessarie all'esercizio dei diritti e dei doveri di cittadinanza. In fondo non era altro che l'applicazione di un'altra delle frasi più citate e note della lettera. Quel “non c'è nulla che sia ingiusto quanto far le parti eguali tra disuguali” che è stata la parola d'ordine per le politiche e le pratiche equitative anche nel campo didattico. Bisogna, quindi, ricordare il 1967 proprio per non scordare qual è lo scopo e la funzione della scuola. È sorprendente come, a dispetto delle profonde differenze rispetto al contesto attuale, Barbiana “continui ad esercitare una attrazione che sembra intensificarsi nel tempo” come scrivono i promotori della VI marcia di Barbiana del 20 maggio prossimo. Perché “in questo quarantesimo anniversario salire insieme a Barbiana significa riconoscere il valore dell'esperienza storica che da qui ha saputo irradiarsi, toccare nel profondo le coscienze e divenire un riferimento simbolico per tutti coloro che hanno a cuore la scuola di tutti e di ciascuno”. Per gli insondabili intrecci della storia, alla marcia di Barbiana di quest'anno si accompagneranno altre due ricorrenze. Giusto dieci anni fa, nel 1997, la legge 59 introduceva l'autonomia delle istituzioni scolastiche che, al di là della applicazione incerta e spesso deludente, aveva lo scopo di rendere la scuola più rispondente ai diversi bisogni degli studenti e del contesto territoriale. Infine, alla fine del testo costituzionale è possibile leggere la data del 27 dicembre 1947. Oltre a ripartire da Barbiana, come ci invitano i promotori della marcia, è forse utile ripartire anche dalla Costituzione. Dall’articolo 34, per esempio, che stabilisce che “La scuola è aperta a tutti” e dall’articolo 3 per il quale “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale”. Articoli che, non a caso, troviamo citati spesso nella lettera ad una professoressa scritta dai ragazzi di don Milani. Flavio Ceol Flc Cgil del Trentino 14 maggio 2007

 

 

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