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Buon rientro. Fiom CGIL: "Guardare in faccia la realtà"

Comunicato di Milena Demozzi, segretaria generale Fiom Cgil del Trentino

Buon rientro. Fiom CGIL: Un sindacalista esperto come Mirko Carotta sarà certamente a conoscenza dell'azione quotidiana, svolta dalla Fiom Cgil e da tutte le categorie sindacali del privato, per togliere fiato e gambe al qualunquismo di chi considera i dipendenti pubblici nient'altro che dei fannulloni. E sia chiaro che lo facciamo non certo perché costretti, ma perché sappiamo che la realtà del pubblico impiego è ben diversa da quella descritta da alcuni opinionisti. Ma con la realtà tutti devono fare i conti. Rimuoverla o addolcirla non serve proprio a nessuno. Roberto Grasselli, giustamente, ha richiamato l'attenzione su una questione – quella della diversità di condizioni tra le donne e gli uomini che in Trentino lavorano nel settore pubblico e in quello privato – che viene percepita con crescente insofferenza dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici. Era meglio tacere e far finta di nulla? Noi, per cultura e convinzione, non la pensiamo così. Le contraddizioni, quando esistono, vanno affrontate a viso aperto: è l'unico modo per non farle esplodere, per poter affermare realmente quella “uguaglianza nei diritti” che deve valere per tutte le persone che lavorano. I metalmeccanici saranno al fianco della Funzione Pubblica quando proclamerà sciopero e bloccherà gli uffici per porre fine alla intollerabile precarietà che avvolge i giovani precari del Mart. Ma chiedono alla Funzione Pubblica di essere al nostro fianco quando saremo nuovamente costretti a lottare per il rinnovo di un contratto nazionale dignitoso, quando chiudono le fabbriche, quando il lavoro operaio viene umiliato perché ridotto alla stregua di merce. Carotta accusa la Fiom trentina di esser composta da “apprendisti stregoni”, che come noto producono sconvolgimenti. Ma almeno hanno il pregio di smuovere la realtà. L'importante è non fare gli “illusionisti”, producendo apparenze che poi non sono vere. E questo lo diciamo a tutti quei padroni che magari manifestano per la famiglia e poi fanno firmare le dimissioni in bianco alle lavoratrici affinché non facciano un figlio; a quei politici che si accorgono degli operai solo quando c'è da ramazzare qualche voto e a tutti coloro che si riempiono la bocca di “diritti uguali per tutti”, ma poi non batton ciglio quando risulta che quei diritti sono sì uguali, “ma per qualcuno sempre un po' di più”. 12 maggio 2007

 

 

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