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«Convinciamo Prodi a salvare la Manifattura»

Il vertice in Comune: sintonia tra politici e sindacati. Benedetti e Valduga: «Nessun accordo sottobanco con la multinazionale». Boato: partita difficile, ma si può vincere se remiamo tutti nella stessa direzione.

«Convinciamo Prodi a salvare la Manifattura»Azione congiunta tra deputati trentini, Comune e Provincia per spingere il governo a fare pressione sulla Bat e costringere il colosso del tabacco a fare retromarcia sulla dismissione della Manifattura. L’obiettivo è arrivarci prima che Bat comunichi il suo business plan. Ieri in sala giunta si sono ritrovati tutti gli attori della difficile vertenza: la rsu della Manifattura, i sindacati (Pomini e Zancanella per la Cisl, Ischia e Montani per la Cgil, Galluccio per la Uil), i deputati del Trentino Marco Boato, Laura Froner, Sergio Divina e Maurizio Fugatti, il sindaco Guglielmo Valduga e l’assessore provinciale all’industria Marco Benedetti. Gli ultimi due hanno negato nella maniera più risoluta l’esistenza di un accordo sottobanco con Bat, di cui si vocifera da qualche tempo. Un’ipotesi secondo la quale Comune e Provincia incasserebbero senza combattere l’abbandono di Bat avendo come contropartita la proprietà dello stabilimento. «Niente di più falso» ribadiscono sindaco e assessore, gli unici accordi con la British American Tobacco sono quelli scaduti il 31 dicembre scorso, termine entro il quale il gruppo si impegnava a mantenere inalterati i livelli occupazionali. E che Bat ha rispettato un po’ troppo alla lettera. Parole che per la verità soprendono un po’, visto che sui destini urbanistici dell’area Manifattura, data in via di dismissione da alcuni anni, si soffermano molte pagine dell’ultimo Prg. «Ho registrato ancora molta incertezza e confusione - commenta Marco Boato - soprattutto nel sindacato. L’impressione è che ci sia uno scollamento tra le posizione assunte dal sindacato in Trentino rispetto alle segreterie nazionali. Una frattura poco comprensibile. Ad ogni modo, ho avuto conferma per via informale della disponibilità del governo a un incontro con i ministeri delle finanze e per lo sviluppo economico, suggerendo che entri in campo anche Dellai per dare ancora più peso alla nostra azione. Che deve essere congiunta. Guai a fare il gioco delle parti, dove ciascuno recita un ruolo personalistico e strumentale pensando di guadagnare così prestigio personale. E’ una partita difficilissima, si può vincere solo se ci si presenta a Roma con una posizione istituzionale e univoca. Va però ricordato che il governo può solo interloquire con Bat, non è la controparte». A fianco di Boato lavorerà la deputata Laura Froner. L’obiettivo è arrivare a un incontro prima del 18 maggio, giorno in cui Bat comunicherà il proprio piano di riassetto. Nei primi giorni della settimana ci si attende un segnale dal governo, cui spetterebbe una mediazione tra la multinazionale che ha rilevato gli ex Monopoli e le richieste di mantenimento del sito produttivo di Borgo Sacco. Che resta il più produttivo stabilimento italiano della Bat. Tra i sindacalisti, Ischia spiega: «L’impressione è che Bat intenda eliminare l’intera filiera produttiva del tabacco in Italia, dismettendola per tappe nel giro di qualche anno. E’ un’emergenza che riguarda tutto il Paese, non solo Rovereto. Ciò giustifica, secondo noi, l’intervento del governo. Il tentativo va fatto, anche se i tempi sono davvero stretti». Il coinvolgimento del governo al tavolo delle trattive è accolto con favore anche da Giovanni Galluccio (Uil), il quale auspica la partecipazione attiva del ministro per lo sviluppo produttivo Pierluigi Bersani. Il ricorso al ministero del lavoro è lasciato per ora in un cantuccio. Una sorta di scaramanzia: il suo coinvolgimento sarebbe l’effetto del fallimento dell’estremo tentativo di salvare la Manifattura. Nel malaugurato caso che bisognasse pensare agli ammortizzatori sociali adeguati.

 

 

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