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Illegalità diffuse, controlli al minimo

Edilizia, troppe irregolarità e niente corsi di formazione

Illegalità diffuse, controlli al minimo «In Trentino? La stessa rilassatezza nei controlli e nell'applicazione delle leggi sulla sicurezza del lavoro che c'è altrove in Italia, anche nel Sud». Parola di un edile con 30 anni di servizio, in mezza Italia. Una giornata al seguito di un sindacalista, Antonio Formolo della Fillea Cgil, girando per i cantieri edili, per verificare come siano applicate le norme relative alla sicurezza sul lavoro. In tutti i cantieri si nota qualche irregolarità. Piccola o meno, sufficiente però a porsi come causa di incidenti sul lavoro. E se chiediamo ai lavoratori dei controlli pubblici sulla sicurezza, ci dicono che sono molto scarsi. Con l'arrivo di migliaia di extracomunitari nei nostri cantieri, troppe aziende non sottopongono nemmeno i loro dipendenti alle 8 ore di corso garantite dall'ente paritetico sindacato-imprenditori che è la Cassa Edile. Eccoci a Lavis, cantiere «pubblico», pochi operai, azienda non trentina. Salta subito all'occhio che l'edificio è costruito troppo vicino alla scarpata, che con qualche pioggia potrebbe franare. Il progetto, pare, non sia un granché e presenti varie lacune. Colpe del progettista? Ma ecco un operaio che sale una scala e salda con la fiamma ossidrica: sigaretta in bocca e senza occhiali. La sicurezza dipende anche dai lavoratori stessi. Qualche via più in là, un piccolo cantiere privato, azienda trentina. Tutto abbastanza bene ma sul poggiolo del secondo piano si apre uno spazio non transennato. Di lì qualcuno potrebbe cadere. Saliamo in collina e stanno realizzando delle case Itea, una media azienda trentina. Possiamo vedere poco ma una cosa è evidente: non si tratta di sicurezza sul lavoro ma quel «cesso» è certamente non a norma. Irregolare. A S. Michele (Istituto Agrario) e a Grumo (piccolo cantiere) ad occhio tutto è a posto. Saliamo in valle di Non, in un paesino ecco la villetta unifamiliare, da rifinire. Ponteggi non completi, non sullo stesso livello attorno alla casa. Sui poggioli mancano del tutto le protezioni. Poi, il cantiere è aperto e presenta vari trabocchetti: ferri che spuntano dal terreno, avvallamenti, i poggioli appunto. E se un bambino ci entra? «Poca vigilanza, specie da parte del Comune. - dice Antonio Formolo - Di questi piccoli cantieri ce ne sono molti in giro. Invisibili. Una volta smontata la gru è difficile individuarli e sulla sicurezza fanno quello che vogliono». Spesso piccolissime ditte edili, oppure lavori in economia, della stessa famiglia. «Stiamo chiedendo con forza che, vista la scarsità di ispettori del lavoro, i controlli siano fatti in rete: ispettori, carabinieri ma anche vigili urbani». In un paesetto lì vicino, il fenomeno diventa sfacciato: stanno lavorando su un tetto di una casa. Sul lato della strada ci sono i parapetti, sul lato interno, meno visibile, non ci sono barriere a difendere dalle cadute. E gli operai lavorano senza essere protetti da una imbragatura che, in caso di caduta impedisca lo schianto a terra. Poi un paese più grande, ancora in valle di Non. Stanno realizzando un edificio per il Comune, ditta trentina. Il cantiere si presenta caotico, il piazzale intasato da materiali vari. «Mancano spazi fisici di movimento, per un lavoro in sicurezza. Qui non è difficile farsi male». A Mezzolombardo avviciniamo due operai. Stanno partecipando alla realizzazione di una grande struttura. Il primo è di Avellino, 65 anni, in edilizia da 40, in regione da 10. «Sicurezza nei cantieri trentini? Non cambia nulla rispetto al Sud Italia. Parlo dei grandi cantieri. Perché sia là che qui mancano i controlli, o sono molto scarsi. Negli ultimi dieci anni le condizioni di sicurezza per noi edili sono molto peggiorate. Ora i morti ci scappano pure qui». Perché? «Le aziende tirano , cercano di risparmiare. Vogliono solo lavorare e farlo in fretta». Dove risparmiano? «Sui parapetti, lasciando buchi pericolosi. Poi fanno lavorare gente che non ha esperienza. Sui cantieri sono tutti stranieri». Su questo ultimo punto non è molto d'accordo un altro operaio, 28 anni, rumeno, edile da 9. «Vedi il nostro cantiere? Pare regolare vero? Ma la vedi quella scala? Non è protetta. E per terra sbucano ferri da tutte le parti. E se cadi? Sì, ci sono stati incidenti. Qui se viene un ispettore del lavoro fa chiudere il cantiere. Sono venuti una volta i carabinieri, gli ispettori del lavoro mai visti. E la pulizia? Cavi di corrente per terra. Cattiva organizzazione del lavoro. Ho lavorato a Genova ed è come qui. Dite che il Trentino è autonomo ma in cantiere non si vede. E in questo cose, visto che non ci sono controlli, anche noi operai siamo più rilassati. Io il casco non lo metto quasi mai». I corsi sulla sicurezza? Risponde l'italiano: «Non si fanno e sono qui da due anni». A Mezzolombardo, una serie di casette a schiera. Un carpentiere trentino di 47 anni: «Noi controlli ne abbiamo sempre avuti. Ma i problemi ci sono lo stesso. Per noi che lavoriamo sui tetti, i problemi peggiori arrivano all'inverno, con la brina. A dicembre si dovrebbe smettere, perché scivoli. Ma quasi sempre si continua». Corsi ai nuovi operai? «Ti arrivano senza formazione e non hanno il tempo di imparare. A casa loro non sanno cosa sia la sicurezza. E se l'azienda non gli fa fare il corso, come fai a spiegare loro le cose? È anche un problema di lingua». Ma la norma c'è. E anche i controlli di cui parla il carpentiere, in molti casi non sono nemmeno dei controlli. Si tratta dei tecnici Centrofor (ente paritetico sindacato- imprese) chiamati nei cantieri per verificare la sicurezza. Consigliano ma non sanzionano. Un'ultima visita, altro paese della Bassa valle di Non. Un ragazzo di 19 anni, alle spalle un anno di lavoro, ditta trentina. «Secondo me c'è sicurezza. Controlli? Una volta ho visto in cantiere i carabinieri. No, io non ho frequentato corsi di formazione, li hanno frequentati solo i capisquadra». Manca la formazione, scarseggiano i controlli. Manca quindi, spesso, anche la consapevolezza degli stessi operai. Il presidente della repubblica Giorgio Napolitano ha ragione: non è cosa civile. E la sua «sveglia» suona anche per il Trentino.

 

 

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