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Un fronte comune per salvare la Manifattura

Ieri in consiglio comunale un centinaio di lavoratori con bandiere e striscioni. L’assessore Benedetti assicura che la decisione non è ufficiale ma è pronto alla battaglia.

Un fronte comune per salvare la Manifattura  Il trillo dei fischietti e gli slogan da stadio sono rimasti nelle orecchie dei consiglieri per tutta la durata della seduta in municipio. Un drappello di dipendenti della Manifattura ha inscenato così la sua rabbia contro la Bat che sta pensando di chiudere lo stabilimento roveretano. Chi non è rimasto in strada si è accalcato nella sala per il pubblico, tendendo le orecchie - i microfoni non funzionavano granché - per ascoltare gli interventi dei politici, arrivati in massa al capezzale della Manifattura tabacchi che, secondo le ipotesi di piano industriale della British American Tobacco dovrebbe chiudere per fare felice la “cugina” di Lecce. L’intento comune, apprezzato dal centinaio di lavoratori presente, è piuttosto chiaro: fare di tutto per tenere aperto lo storico impianto di Sacco. Se nel 1999 la battaglia era stata tutta politica e le forze trentine si spesero per fare pressioni sul governo, paradossalmente ora si chiede alla Bat di fare invece un discorso prettamente economico: la manifattura saccarda eccelle in qualità, in produttività e in efficienza; ha vicino il mercato del tabacco (Veneto, soprattutto); è geograficamente posizionato su una comoda direttrice europea. Perché chiudere? L’intervento più “vivace” è stato quello del senatore Divina che ha fatto notare che sarà molto difficile convincere un vicepremier pugliese a chiudere una fabbrica di casa sua. E il riferimento a D’Alema era più che esplicito, così come uno dei tanti cartelloni sventolati dai dipendenti che recitava: «Santa Madd’Alema pensaci tu». Sono intervenuti tutti i parlamentari (Molinari e Santini hanno inviato un messaggio, Fugatti era a Roma proprio in commissione lavoro per il caso Manifattura) per assicurare la loro disponibilità a seguire a passo a passo la questione. Marco Boato ha suggerito di aprire subito un tavolo di lavoro coinvolgendo governo e azienda. I sindacati sono stati piuttosto critici. E’ ormai diventato un luogo comune, hanno detto, che in Trentino sia facile chiudere perché tanto il lavoro non manca. Ma l’assessore Benedetti ha chiesto altrettanto impegno ai sindacati locali: «Non so come reagiranno i sindacati nazionali se verrà loro chiesto di scegliere tra Rovereto e Lecce.» Dalla seduta consiliare di ieri è emerso dunque un fronte molto compatto con l’obiettivo di far pesare alla Bat la funzionalità dello stabilimento saccardo. Con la promessa che da qua all’8 maggio, giorno dell’ufficializzazione del piano industriale, nulla sarà lasciato di intentato.

 

 

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