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Sciopero Club Noi. Si astengono più del 90% degli educatori.

Intanto l'associazione si dice disponibile a riprendere le trattative su flessibilità, sorveglianza notturna. Il 3 maggio previsto un incontro con i sindacati.

Sciopero Club Noi. Si astengono più del 90% degli educatori.Proclamato da Fp-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs, lo sciopero dei dipendenti Club Noi, associazione di accoglienza dei minori, ha sortito il primo effetto positivo. Il presidente Luca Moser ha deciso di riaprire il tavolo delle trattative ed ha fissato il prossimo incontro al 3 maggio. Intanto l'adesione all'astensione dal lavoro – due ore su due turni in concomitanza con un corso di aggiornamento - ha superato il 90% tra gli educatori. Oggi infatti sui 32 dipendenti hanno scioperato in ben 29. “La scelta di scioperare – spiega Michele Olivieri della Cgil funzione pubblica – è scaturita dal forte disagio vissuto dagli educatori e dal personale ausiliario di fronte alla mancata volontà dell'associazione di giungere ad un accordo. Oggi però abbiamo registrato un primo risultato. Club Noi si è detta disponibile a tornare al tavolo e quindi la settimana prossima torneremo a discutere dei diritti dei lavoratori.” I dipendenti di Club Noi chiedono norme certe per la gestione della flessibilità oraria e un sostanzioso aumento delle retribuzioni per il lavoro notturno. “Attualmente – continua Olivieri – gli educatori che fanno servizio notturno percepiscono 15,50 euro lordi a notte. Nella maggior parte delle cooperative sociali la retribuzione è decisamente più alta. Oltre all'adeguamento retributivo, puntiamo anche a modificare le norme contrattuali per le quali le notti sono considerate semplicemente servizio passivo. In realtà si tratta di un impegno di responsabilità.” Altro nodo su cui i lavoratori chiedono chiarimenti è il bilancio dell'associazione. I dipendenti infatti vorrebbero conoscere il reale stato finanziario di Club Noi, soprattutto perché fino ad oggi l'associazione ha sempre detto no alle richieste dei lavoratori motivando il diniego con la giustificazione di una perdurante ristrettezza di risorse. Nonostante le ripetute richieste di trasparenza, l'associazione – che in quanto onlus non ha l'obbligo di rendere pubblici i suoi bilanci – ha sempre negato questa possibilità ai lavoratori. 20 aprile 2007

 

 

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