NEWS

Caderzone infortunio mortale. Fillea Cgil: “Fermiamo questo drammatico tributo di sangue”.

Renato Beber denuncia la frammentazione del comparto legno.

Caderzone infortunio mortale. Fillea Cgil: “Fermiamo questo drammatico tributo di sangue”.«È difficile commentare tragedie come quella di Caderzone. Quando muore qualcuno nel pieno della giovinezza e soprattutto mentre svolge con dedizione e impegno il proprio lavoro dovremmo fare tutti un po' di silenzio. Certo, la rabbia è tanta considerato l'altissimo tributo di sangue pagato ogni anno dai lavoratori in Italia e in Trentino. Ora però ci stringiamo attorno alla famiglia di Tiziano per mostrarle la nostra solidarietà in questo momento di lutto». Le parole di Renato Beber della segreteria Fillea Cgil tradiscono lo sconcerto del sindacato di fronte alla morte di Tiziano Polla. Si tratta infatti del quarto infortunio mortale sul lavoro in Trentino dall'inizio dell'anno. Un fenomeno, quello delle morti bianche, che nel 2006 ha segnato una preoccupante impennata. Se nel 2005 i decessi per cause di lavoro erano stati 8, lo scorso anno i dati parlano di 15 morti. E dopo neppure tre mesi dall'inizio dell'anno la tragica contabilità dei morti sul lavoro in Trentino ha già raggiunto quota quattro. Il settore del legno solo nel corso del 2005 ha registrato 249 infortuni non mortali denunciati dalle aziende in Trentino, in lieve calo di rispetto al 2004. «Nonostante questo – spiega Beber – gli infortuni, con conseguenze spesso permanenti per i lavoratori, restano troppi. Basti pensare che, nel suo ultimo report annuale, la stessa Unità operativa di prevenzione e salute sul lavoro dichiara che il comparto del legno, insieme a quelli delle costruzioni e dei trasporti, è tra ai più a rischio per gravità e frequenza degli infortuni. Per fermare questa ecatombe bisogna diffondere una vera cultura della sicurezza sia tra i lavoratori che tra gli imprenditori. Ciascuno deve fare la propria parte perché non è più possibile morire al lavoro a 29 anni». Sarà ora la magistratura ad accertare le cause che hanno portato alla morte di Polla. Ma Beber non vuol sentir parlare di fatalità. «Dobbiamo smetterla – dichiara il sindacalista Cgil - di nasconderci dietro al caso. Ci sono cause strutturali che rendono più facili gli infortuni. In primo luogo, un'idea del lavoro, autonomo o dipendente poco conta, spinto oltre ogni limite, in cui le norme di sicurezza sono vissute come un vincolo e non come una garanzia. Poi c'è la frammentazione del settore legno in una miriade di piccole imprese. Nelle microaziende il livello di rispetto delle norme di sicurezza è spesso più basso che nelle imprese medio-grandi. Su questo tema ci piacerebbe sentire la voce degli imprenditori che invece tacciono, quasi a non voler assumersi le proprie responsabilità». 28 marzo 2007

 

 

TORNA SU