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Il disagio delle case di riposo

Un'iniziativa della Funzione Pubblica Cgil per dare voce alle difficoltà degli operatori delle Rsa del Trentino.

Il disagio delle case di riposo Millequaranta cartoline, a testimonianza di millenovecento persone assenti. Questo è il risultato della nostra iniziativa “cartolina per l’assessore”, su alcune case di riposo a campione, nel febbraio – marzo 2006. Di queste quasi 2000 assenze, la quasi totalità non sostituita con personale assunto ad hoc bensì facendo rientrare personale di riposo (il 57,3%) oppure non sostituendole affatto (il 42,1%). Nel primo caso, quando cioè il personale si è prestato a rinunciare al proprio riposo, con conseguenze facili da immaginare a livello di stress psico-fisico, per un lavoro che ha davvero pochi uguali dal punto di vista dell’usura degli operatori; nell’altro, con evidenti e documentate ripercussioni sull’utenza, privata in tutto o in parte di servizi fondamentali (bagni, alzate, animazione) e con, parallela, ulteriore connotazione di stress aggiuntivo degli operatori i quali, di solito, provano fino alla fine ad accelerare le operazioni per riuscire a fare in due o tre quello che di solito fanno in quattro. Benvenuta tra noi dunque, Upipa! È persino antipatico il solito “noi l’avevamo detto”: la campagna della Funzione Pubblica Cgil precorreva i tempi di un anno e dimostrava, dati alla mano, per quanto empirici, le pecche del nuovo sistema di finanziamento e la potenzialità negativa della decisione della Provincia, allora non contrastata dagli enti interessati, di non finanziare di fatto le sostituzioni per malattia. E che più in generale, il sistema a tariffa tutto avrebbe fatto fuorché porre un freno all’impegno economico delle famiglie degli ospiti, come si è puntualmente verificato in sede di rette giornaliere. Non è bastato affatto l’irrisorio innalzamento del parametro di assistenza cioè del rapporto tra personale e utenti (+0,005, prima un dipendente ogni 2,50 ospiti, ora 1/2,45): il beneficio non l’ha sentito nessuno. Però, sul punto, tutte le case di riposo affermano, senza mentire, di essere in regola con i parametri! Ma il parametro, questo parametro, non è più sufficiente. Anche senza ascoltare le proteste che si elevano dalle varie case di riposo, basta parlare con il personale per capire che siamo già al di sopra del livello di guardia. La revisione dei meccanismi di finanziamento non è più rinviabile, a causa del netto peggioramento delle condizioni di salute di chi entra nella casa di riposo soprattutto dopo che nel silenzio generale è stato tolto il parametro alberghiero (un dipendente ogni 11 ospiti), che garantiva ulteriori risorse per l’attività non di stretta attinenza assistenziale ma comunque imprescindibile nell’ordinaria giornata di una Rsa. Occorre più in generale una netta inversione di tendenza e una nuova volontà politica: in questo senso purtroppo i segnali sono tutt’altro che rassicuranti, con un esecutivo impegnato più a scrollarsi di dosso i problemi che a farsene carico (ogni riferimento alla controriforma dell’assistenza dell’assessore Dalmaso in materia di servizi sociali non è casuale). E non sarà di sicuro la cosiddetta “tassa sul nonno” la panacea di tutti i mali, soprattutto in salsa trentina, versione originalissima e difforme non solo da quanto ci dice la cgil nazionale ma persino da quanto contenuto nel programma dell’Unione, dove viene attuata attraverso la fiscalità generale e non come tassa aggiuntiva o di scopo, addizionale irpef o quant’altro passi nelle nostre fervide menti. Ben venga l’allarme dei parenti degli ospiti di Povo: troppo spesso è mancata la sinergia tra dipendenti e utenti dei servizi. Michele Olivieri (responsabile assistenza FP Cgil) 20 febbraio 2007

 

 

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