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Lowara, un coro di «no» allo smantellamento

Stop alla produzione il 28 febbraio. Dellai e i lavoratori in consiglio comunale. Una mozione chiede all’azienda di tornare sui propri passi.

Lowara, un coro di «no» allo smantellamentoUn «no» corale - lanciato dagli operai arrivati in massa come dagli amministratori, in testa il presidente Dellai - ad un’operazione che spazzerà via dal 28 febbraio una delle poche realtà industriali della valle di Sole. Al consiglio comunale straordinario di ieri sera sulla chiusura della Lowara di Malé, decisa dall’azienda che fa capo alla multinazionae Itt industries, sono volate parole dure. Parole riassunte alla fine in una mozione che sarà trasmessa alla Itt industries ma anche all’Assindustria, alla Provincia, all’Agenzia dello sviluppo e al Comprensorio solandro. In un’aula consiliare gremita di operai e di rappresentanti delle istituzioni - assieme a Dellai anche l’assessore Dalmaso, il senatore Divina, sindaci, consiglieri provinciali, sindacalisti - è stato il sindaco Cristoforetti a tracciare la storia dello stabilimento, nato negli anni Sessanta grazie al piano di industrializzazione di Kessler come Fmt (Fabbrica motori trentini). I lavoratori hanno poi raccontato in prima persona della doccia fredda della chiusura dopo le rassicurazioni, del loro timore per il proprio futuro. E se i rappresentanti sindacali hanno annunciato che ora c’è anche una data, il 28 febbraio, per la chiusura dello stabilimento, il presidente Dellai ha condannato una scelta passata sopra la testa dei lavoratori ma anche delle istituzioni trentine. «Non sarà purtroppo l’ultima», ha commentato amaro, ribadendo comunque l’impegno della Provincia per limitare i danni e per difendere dallo smembramento l’impianto produttivo e la professionalità dei lavoratori. Nella mozione finale che ha condensato il lungo confronto, così, si punta il dito contro le «brutali forme» con cui la proprietà ha comunicato da un giorno all’altro la decisione di chiudere. Una decisione, secondo il documento, «oltraggiosa della dignità e del rispetto che doveva essere assicurato ai tanti collaboratori locali». Il consiglio comunale chiede non solo la cassa integrazione straordinaria, ma anche misure ulteriori per dare «un minimo di sicurezza e quindi conforto anche morale a famiglie che si trovano in grave difficoltà». 30 novembre 2006

 

 

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