NEWS

Comunità, la grana del personale

Sono 830 i dipendenti dei Comprensori in attesa di destinazione
(di Guido Pasqualini - l'Adige, 11 febbraio 2007)

Comunità, la grana del personale Rendena sì o Rendena no? Lavis con chi va? Valsugana da unire o da lasciare divisa? Sono questi i temi all'ordine del giorno nel dibattito sulla riforma istituzionale approvata nel giugno scorso in cui è prevista l'istituzione delle Comunità di valle. Ma quando gli ambiti dei nuovi enti saranno finalmente decisi, scoppierà un altro bubbone: quello del trasferimento del personale alle nuove Comunità non solo dai Comprensori ma anche dai Comuni e dalla Provincia. Il tema aveva portato allo scontro sindacati (da una parte) e giunta provinciale e Consorzio dei Comuni (dall'altra) alla vigilia dell'approvazione della legge. La protesta, che rischiò di sfociare in sciopero, venne sventata all'ultimo momento grazie alla firma di un protocollo tra Cgil, Cisl e Uil, Provincia e Consorzio pochi minuti prima di un'assemblea alla sala della Cooperazione in cui confluirono un migliaio di dipendenti pubblici. Nel protocollo si scrisse che «è assicurato che la mobilità sarà attuata sulla base di una specifica concertazione , ....in conformità ai principi di trasparenza e non discriminazione». Ed è proprio sul termine «concertazione» che sono appesi i destini di centinaia di lavoratori. Che significa? «Nulla», denuncia Bruno Boschetti , segretario generale della Fenalt, che all'epoca protestò anche per essere stata esclusa dal tavolo delle trattative. «A grandi linee - continua Boschetti - funziona così: dopo avere ricevuto l'informazione sulle intenzioni dell'amministrazione, i sindacati entro dieci giorni possono chiedere l'attivazione della concertazione. Le parti si trovano, discutono e in tempi molto ristretti mettono a punto un verbale che, se non include la richieste sindacali, si chiama di "mancata concertazione". E l'ente a questo punto va avanti per la sua strada. Se pensiamo che ci verranno proposti centinaia di trasferimenti, sarà davvero dura pretendere che gli enti, non costretti, tengano in considerazione le osservazioni dei sindacati. Insomma, è un accordo "beffa" con nessuna garanzia per i lavoratori. Una fetta di dipendenti di Provincia e Comprensori dovranno fare le valigie. Se uno ha famiglia, trasferirsi da Trento a Cles ti cambia l'esistenza». Attualmente i dipendenti dei Comprensori sono 829, di cui 747 a tempo indeterminato e 82 a tempo determinato. Oltre la metà (462) sono impiegati nei servizi socio-assistenziali. Il Comprensorio con il maggior numero di dipendenti è quello della valle dell'Adige (133), quello più «snello» è il Primiero (36). «Non ci saranno problemi - commenta Chiara Rossi (Cgil funzione pubblica) - nelle realtà in cui il territorio del Comprensorio coincide con quello della Comunità di valle, come la val di Fassa, il Primiero e la val di Sole. Lì cambieranno soltanto le denominazioni. Sarà un disastro nei nuovi ambiti. Penso al Comprensorio della valle dell'Adige che sarà smembrato in tre, quattro, cinque o sei Comunità di valle. Chi deciderà chi si trasferisce e cosa andrà a fare nel nuovo ente? Si farà un'estrazione per stabilire chi si sposta da Trento per Segonzano, Lavis o Fai?». «Lo stesso problema - continua la sindacalista - si presenterà nelle Giudicarie, se la Rendena diverrà autonoma, e ancora nella nuova Comunità di Folgaria-Lavarone-Luserna. Folgaria, infatti, attualmente fa parte del comprensorio della Vallagarina, Lavarone e Luserna di quello della Valsugana». La riorganizzazione comporterà delle spese: «Al contrario di quanto afferma Dellai - rileva Chiara Rossi -, tutti gli addetti ai lavori sanno che la riforma non sarà a costo zero. In valle dell'Adige le sedi da una diverranno cinque, con spese aggiuntive per gli immobili, la luce, il telefono, il riscaldamento e pure per il personale. Se al Comprensorio C5 il segretario generale è uno solo, dopo ne serviranno cinque. Lo stesso discorso varrà anche per altre figure professionali». L'esponente sindacale segnala un ulteriore pericolo: «Nell'ambito della legge finanziaria ogni anno la giunta provinciale potrà prevedere il trasferimento di competenze aggiuntive alle Comunità di valle. Ma questo comporterà l'esigenza di nuove risorse e altro personale. Senza contare che, a nostro avviso, alcuni ambiti sono sottodimensionati per l'organizzazione di alcuni servizi e altri sono sovradimensionati. A Folgaria, con soli quattromila abitanti, come si fa a organizzare il servizio socio-assistenziale?». La partita tra sindacati ed enti pubblici si aprirà quando gli ambiti verranno stabiliti definitivamente. «Dovevano essere previsti nella legge - afferma Chiara Rossi -, poi si decise di delegificare e fissare la data dell'8 gennaio. Siamo ancora qui ad aspettare. Il rischio è di partire a due velocità: a Borgo, in val di Fassa e in Primiero si potrebbe iniziare già domani, altrove passeranno mesi e mesi. Che si fa? Si blocca tutto in attesa della decisione sugli ambiti?». Anche la rappresentante della Cgil riconosce che i sindacati rischiano comunque di rimanere esclusi dalla partita: «Negli enti pubblici, al di là delle richieste dei singoli, la mobilità prima non esisteva. Non è regolamentata da alcuna procedura. Invece devono esistere percorsi conosciuti da tutti, con eguali possibilità. I primi segnali non sono incoraggianti: nella legge approvata di recente in Consiglio provinciale è stato previsto che i duecento dipendenti precari che saranno assunti saranno i primi a essere destinati alle Comunità di valle. Se non è discriminazione questa...». (4/continua; le precedenti puntate sono state pubblicate il 6, 7 e 9 febbraio)

 

 

TORNA SU