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"Una grave offesa alla dignità umana spazzare via il diritto al lavoro"

L'arcivescovo Bressan scrive una lettera ai vertici di Lowara e della ITT industries e prende le parti degli operai di Malè

Il testo della lettera di monsignor Luigi Bressan Da oltre un mese ho appreso con profonda tristezza la decisione di chiudere la fabbrica Lowara di Malè ( nel territorio trentino). Mi ha sorpreso di apprendere soprattutto che una decisione di tale portata sia stata presa senza previa consultazione con le autorità locali, e in un dialogo con le maestranze e tante persone coinvolte, rifiutando così un rapporto che si era stabilito da oltre trent'anni, per il quale non soltanto gli investitori finanziari avevano dato un contributo ma anche tanti operai ed operaie, ben al di là di quello che la rimunerazione pecuniaria poteva e può compensare. La popolazione tutta ha l'impressione che con la decisione di chiusura, presa non si sa esattamente da chi, si sia guardato soltanto al guadagno a breve termini, contro un principio etico che pone le persone e le famiglie al primo posto, e che si voglia profittare dell'assenza di diritti riconosciuti agli operai in altre zone del pianeta per trasportarvi là la produzione, a costo di interromperla pure là se le condizioni del Trentino si rinnovassero. Anche per solidarietà verso quei lavoratori, quelli di Malè protestano, poiché vogliono che ognuno possa godere di eguali garanzie sociali. Ho constatato che la situazione per il futuro degli operai di Malè e le loro famiglie è grave: alcuni sembrano proprio sentire questa chiusura come il distacco di una famiglia; per molti non si prospettano possibilità di un impiego diverso. Ho cercato di incoraggiare, poiché abbattersi non giova, ma vorrei anche rendervi coscienti di questo dramma, in una valle di montagna, dove la disponibilità nel « mercato del lavoro » sono estremamente limitate. Gli operai mi segnalavano anche che non vi erano motivi di sotto produttività per chiudere, poiché l'utile aziendale era positivo, la produttività superava il 100% e tutto trascorreva serenamente. Appare una grave offesa alla dignità umana spazzare via così, con una decisione arrivata in modo anonimo e non negoziata, il diritto del lavoro di quasi cento persone e ignorare quanto esse hanno dato finora, anche in termini di guadagno, alla Ditta. Non so quanto Ella possa fare, ma desideravo almeno comunicarLe questi sentimenti condivisi e sarei grato se potesse farli giungere ai responsabili, che suppongo si trovino oltre oceano, ma non dovrebbero essere insensibili ( o almeno ingrati) verso quanti li hanno aiutati a giungere all'oggi e quanti con essi collaborano da oltre trent'anni. Con l'apprezzamento per quanto potrà fare Luigi Bressan

 

 

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