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Lowara, le mosse della Provincia

Ieri in sciopero 92 operai, scesi a Trento in pullman. Governo disposto a concedere la cassa integrazione

Lowara, le mosse della ProvinciaLa cassa integrazione straordinaria non è stata ancora richiesta, ma qualora lo fosse, il Governo non avrebbe nulla in contrario a concederla; Lowara considera la Provincia di Trento interlocutore privilegiato per la cessione dello stabilimento di Malé mentre è sfumata l'ipotesi di un'attività sostitutiva che coinvolga le tre realtà industriali di zona più forti, ossia Dalmec, Ebara e Diatec. Si è chiuso con queste tre importanti precisazioni dopo la ridda di voci - talune fuorvianti - dei giorni scorsi, l'incontro fra Provincia, azienda e sindacati, svoltosi ieri mattina alla sede dell'assessorato all'industria. Ad attendere l'esito del confronto davanti ai cancelli delle Tre Torri, praticamente tutti i 92 operai licenziati dalla multinazionale Itt ieri in sciopero e scesi a Trento con due pullman. Al tavolo sedevano l'assessore Marco Benedetti; l'amministratore delegato di Lowara Pier Marcello Busetti, il direttore degli stabilimenti Matteazzi ed il consulente dell'azienda avvocato Adami; i sindacalisti Voltolini e Damiano (Film Cisl), Roberto Grasselli (Fiom Cgil) e Fausto Francesconi (Uilm); il rappresentante dell'Associazione Industriali Annichini ed i rappresentanti dei lavoratori. Il primo punto messo subito in chiaro dall'assessore Benedetti è stato che in sede romana - rispetto alla cassa integrazione straordinaria per gli operai licenziati - nelle settimane scorse è stata fatta una semplice indagine esplorativa, da cui peraltro sarebbe emersa disponibilità a concederla a patto che Lowara la richieda. Rispetto allo stabilimento di Malé, sempre l'assessore ha comunicato che entro martedì o mercoledì della prossima settimana, sarà pronta la perizia sul suo valore commissionata ad Agenzia per lo sviluppo. I rappresentanti di Lowara si sono limitati a prendere atto, affermando di avere una loro valutazione dello stabilimento e di considerare comunque la Provincia un interlocutore privilegiato con cui cercare, nel momento in cui verranno messe sul tappeto le due stime, un punto di incontro. Fra le certezze negative, i primi "no" ad avviare un'attività sostitutiva nello stabilimento di Malé incassati da Benedetti, dalle industrie presenti in valle, ossia Dalmec, Ebara e Diatec, interessate semmai alla ricollocazione della manodopera (obiettivo che però non viene nemmeno preso in considerazione dai sindacati). "No" - ha sottolineato l'assessore - che aprono a 360° i sondaggi della Provincia volti a trovare un'industria in grado di avviare un'attività sostitutiva. Parole dure, infine, sono state riservate dai sindacati «a chi utilizza la vicenda Lowara come cassa di risonanza per interessi propri» alludendo in modo evidente ai politici. «Un'attenzione, la loro, non accettabile - è stato detto - nel momento in cui seminando voci e aspettative senza fondamento altro non fanno che mettere gli operai e i sindacati in difficoltà». La trattativa «Prima gli impegni, poi si tratta» Di seguito pubblichiamo il comunicato dell'azienda Lowara sull'incontro di ieri. «Obiettivo del confronto - recita la nota - era la valutazione degli ammortizzatori sociali che potrebbero essere attivati a favore dei lavoratori, parallelamente alla richiesta della cassa integrazione straordinaria. L'approfondimento di tali temi e delle relative modalità di attuazione risulta tuttavia ostacolato dal perdurare di una situazione di tensione fra le maestranze che, nonostante gli auspici e gli accordi intercorsi, continua ad ostacolare un'ordinata ripresa dell'attività lavorativa. L'azienda, pur comprendendo lo stato di preoccupazione e disagio del personale coinvolto nella procedura di mobilità in corso, auspica che siano ricreate quanto prima le condizioni per un confronto costruttivo, elemento indispensabile per individuare e realizzare un accordo che preveda le migliori condizioni per tutte le parti coinvolte. Contestualmente, Lowara conferma la più ampia disponibilità a dialogare con i rappresentanti dei lavoratori in un clima di reciproco rispetto degli impegni presi, al fine di individuare gli strumenti più idonei per mitigare l'impatto sociale della chiusura dello stabilimento di Malè».

 

 

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