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Lowara. La storia raccontata dagli operai

Le bugie dell'azienda nell'intervento della rsu al consiglio comunale di Malè. "Ci sentiamo traditi"

Lowara. La storia raccontata dagli operaiLA NOSTRA STORIA 3 marzo 2006 ore 13 Siamo tutti in sala mensa perché è stata convocata con urgenza un’assemblea. Si respira aria di tensione perché l’argomento è delicato. L’azienda, per far fronte alla previsione vendite 2006, ci chiede di effettuare 64 ore di flessibilità, il massimo previsto dal contratto nazionale, ore straordinarie, turni di notte e la necessità di assumere fino a 15 lavoratori interinali. Nonostante qualche perplessità, confortati dalla notizia di uno sblocco, da parte della capo Gruppo ITT Industries, di un investimento per il rinnovo del nostro prodotto principale, la famosa pompa 6 pollici, s’iniziano gli straordinari. In seguito l’Azienda decide di portare le produzioni marginali al di fuori della fabbrica di Malè, perché, a detta loro, dovevano concentrare tutta la forza lavoro sui tre prodotti principali, assicurandoci che sarebbero rientrati al momento in cui ci fosse stato un calo di lavoro. Ci siamo chiesti da dove venisse tutto questo lavoro. Ci venne risposto che serviva far fronte al picco di ordini, dovuti alla preparazione di scorte da parte del Medio Oriente in vista di un possibile embargo. 3 luglio Il mese di luglio l’Azienda, in un'altra convocazione, si complimentò per la nostra produttività e disponibilità. Ma non basta ci dissero, gli ordini ci stanno soffocando, e per noi che venivamo da due anni non rosei, e tinti invece da qualche periodo di cassa integrazione, i sospetti crescevano. Anche questa volta, però, i bravi recitatori dell’azienda fecero miracolosamente elettrificare numerosi territori della Tunisia e Algeria, così che vi fosse necessità di pompe per i pozzi dei nuovi insediamenti. Agosto Arrivano le sospirate ferie di agosto, dopo un’annata che ci ha visto lavorare veramente molto. Ma anche lì, i giostrai dell’azienda ci dissero che la concorrenza non permetteva più l’esodo agostano e le consuete tre settimane di ferie diventano soltanto due. Dissero che era fondamentale per mantenere la nostra leadership, essere versatili e reattivi al mercato per arrivare sempre prima degli altri. Settembre Da parte nostra, agli incontri, pressavamo l’azienda con continue domande sullo stato di industrializzazione della nuova pompa 6 pollici. Ci fu risposto che era stata omologata e pronta al lancio, salvo alcune tipologie che presentavano qualche problema, però i macchinari per la sua produzione, erano già stati ordinati presso i costruttori. Il picco di lavoro continua, però questa volta è l’Argentina, che i nostri attori ci presentano come paese emergente che richiede numerose componentistiche, casualmente imballate a doc e prontamente spedite, per preparare il mercato all’arrivo della nuova pompa. Ottobre Pensavamo che come di consueto l’ultima parte dell’anno fosse tranquilla. Invece questa volta c’è la ditta tedesca FLYGT nostra consorella che ci richiedeva grandi numeri di componentistica sciolta e ben imballata anch’essa. Nel mese di ottobre ci fu detto che il “miraggio” della nuova pompa 6 pollici sarebbe a pieno regime produttivo nel primo semestre 2007, con l’unico aggravio del 30% di personale in meno, circa sei addetti, dovuto all’innovazione tecnologica, però niente esuberi ci garantì l’azienda, perché tali persone saranno utilizzate per coprire la prospettiva di duplicare le attuali vendite, prospettiva che era di circa 15.000 pompe all’anno. Ci fu detto, in uno degli ultimi sketch che dovevamo essere orgogliosi di far parte di una multinazionale Americana, in quanto solo così abbiamo potuto fruire di queste grandi possibilità di investimento. 8 novembre 2006 Durante un ennesimo incontro, chiediamo ad uno dei dirigenti, il sig. Matteazzi, se ci sarà la possibilità di portare, oltre al “miraggio”( pompa 6 pollici), qualche prodotto nuovo, che servirebbe a rompere la realtà di fabbrica che produce solo in maniera stagionale, essendo la nostra un’azienda che notoriamente riceve la maggior parte degli ordini nei mesi estivi. Ci fu risposto, e qui possiamo leggere direttamente dai nostri appunti: “ Ma state scherzando? Non vi rendete conto che alla Lowara di Malè si sta facendo un investimento di quasi diecimiliardi di vecchie Lire? …. Cosa volete di più? Invece giovedì 23 novembre ha saputo darci anche di più! Alle ore 18.00 circa ci giungeva una telefonata: “ Chiudono, Chiudono! Correte in fabbrica” Siamo entrati mentre gli operai stavano ancora lavorando, “Fermate tutto ci chiudono la fabbrica!” la gente ci rideva in faccia, non ci credeva nessuno, ma poi sono arrivati altri colleghi “è vero! L’hanno detto anche al telegiornale!” Venerdì 24 novembre Siamo di nuovo seduti in mensa, questa volta nessuno ha voglia di parlare. Nei corridoi della nostra fabbrica sono state mandate due guardie che sorvegliano lo stabilimento. Non abbiamo più accesso ai computer perché hanno cambiato le password. Ci hanno sbattuto la porta in faccia, ma nessuno vuole ancora crederci, ci guardiamo negli occhi, ma poi abbassiamo la testa. Domenica 26 novembre Siamo anche oggi nella nostra fabbrica, abbiamo lasciato nostra moglie a casa con i bambini, che le chiedono cosa gli regalerà papà quest’anno per Natale, o peggio ancora, anche la moglie è qui con noi, perché lavora qui anche lei. Qualcuno parla di mutuo. Qualcun altro voleva costruirsi la casa. Altri comprare la macchina. E c’era chi aspettava la sospirata pensione…. Dobbiamo pensare cosa fare, ma non abbiamo in mente nessun’idea, siamo tutti frastornati, non ci sono aziende qui vicine, e quelle della Val di Non sono già sommerse di domande d’assunzione da parte degli operai in mobilità della LANGE, ma forse oggi ci sta andando ancora bene, perché non ce ne rendiamo ancora conto. Domani sarà sicuramente peggio perché saremo sulla strada. La nostra cronologia finisce qui, ormai le date non c’importano più, perché noi siamo gente semplice, che crede ancora al valore della parola, e all’importanza della nostra dignità. Per questo non ci venderemo mai la faccia o peggio ancora l’anima, come i burattinai che ci hanno saputo prendere in giro, facendoci vedere miraggi di nuovi investimenti, fingendo per tutto l’anno finte vendite ad un nuovo cliente misterioso, materializzatosi poi come un dirigente Lowara, che ha immagazzinato migliaia e migliaia di pompe in un deposito di Padova, ed ora che non serve più tenerle nascoste, miracolosamente ritornate nella giacenza Lowara. Bravi! Se volevate sentirvi dire questo, siete riusciti nel vostro intento, perché anche se avevamo qualche sospetto, il nostro cuore ci diceva di avere quello che voi vi fregiate ingiustamente di possedere, e pubblicizzate anche sui vostri loghi “RISPETTO E RICONOSCIMENTO PER LE PERSONE”. A nome di tutti i dipendenti della Lowara di Malè, i loro famigliari e conoscenti un sentito GRAZIE!

 

 

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