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Lowara. Si apre uno spiraglio.

Dura fino alle 16.30 l'incontro con i vertici di Lowara. L'azienda si dice disponibile alla richiesta di cassa integrazione e alla cessione dello stabilimento. E in serata i lavoratori decidono di togliere il blocco.

Lowara.  Si apre uno spiraglio.“Non sblocchiamo il presidio in fabbrica finché l'azienda non ci assicura la possibilità di trovare un'alternativa produttiva.” Rispondono ad una voce sola i 70 operai della Lowara, sui 100 complessivi, scesi a Trento da Malè per seguire, fin dalle 9 del mattino, l'incontro tra sindacati e vertici aziendali alla sede di Assindustria a palazzo Stella. Sono determinati a difendere il proprio lavoro e rispediscono quindi al mittente la richiesta dell'azienda che all'ora di pranzo i sindacalisti espongono all'assemblea improvvisata sul marciapiede di via Degasperi. A quell'ora per la Lowara la condizione per aprire una trattativa è la ripresa della produzione a Malè. La risposta come detto è immediata. “Non se ne parla” dicono i lavoratori alla rappresentanza sindacale. “Prima si apra la trattativa e solo allora toglieremo il blocco.” Anche perché durante l'incontro la delegazione dell'azienda guidata da Paolo Marinovich, presidente di Emea, la rete della multinazionale americana ITT che riunisce le diverse aziende Lowara in Europa, ha presentato il piano industriale del gruppo che sancisce la morte dello stabilimento solandro per potenziare quello polacco di Katowice. E proprio a Katowice verranno girati ingenti finanziamenti europei. “L'azienda – spiegano gli operai - quando in questi ultimi mesi assicurava investimenti su Malè, mentiva sapendo di mentire. Non possiamo accettare di essere presi per i fondelli e rimanere senza alcuna certezza per il futuro.” Durante la mattinata le lavoratrici e i lavoratori della Lowara hanno contestato l'azienda al suono di trombe e fischietti e bloccando per qualche minuto anche via Degasperi. Sul posto sono giunti anche alcuni rappresentanti politici. Tra questi Franca Penasa, sindaco di Rabbi, Pierantonio Cristoforetti, sindaco di Malè. Mario magnani, vicepresidente del Consiglio regionale e il senatore dell'Ulivo Giorgio Tonini. Proprio Tonini ha assicurato il suo appoggio a Roma per assicurare agli operai della Lowara la cassa integrazione straordinaria e tutti i necessari ammortizzatori sociali. Il sindaco Cristoforetti ha invece annunciato un consiglio comunale straordinario per domani nel quale verrà ribadito che la destinazione urbanistica del sito produttivo di Malè non cambierà, così da garantire l'eventuale subentro di un'altra azienda. Sempre a Malè mercoledì dovrebbe essere organizzata una manifestazione in piazza per esprimere la preoccupazione e la solidarietà di tutta la comunità solandra. Intanto solo alle 16 e 30 si chiude l'incontro. L'azienda scende a patti e si apre alle richieste dei lavoratori. In sintesi la Lowara non trasferirà alcun macchinario fino all'apertura della trattativa, mentre si è resa disponibile a richiedere la cassa integrazione straordinaria che dovrà essere concessa dal Ministero del lavoro sulla base di un piano di riattivazione dello stabilimento, anche grazie all'intervento di un nuovo imprenditore. Inoltre Marinovich ha sospeso le lettere di comunicazione dell'avvio delle procedure di mobilità – di fatto la lettera di licenziamento – fino a lunedì prossimo quando le parti si dovranno incontrare nuovamente a Trento per definire i contorni dell'accordo. Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto che a questo nuovo appuntamento venga invitato anche l'assessore all'industria Benedetti. Infine la Lowara si è detta disponibile ad avviare una trattativa per la cessione dello stabilimento. A fronte di tutto ciò, l'azienda ha chiesto che venga ripristinata la normale attività produttiva. I sindacati, pur dicendosi disponibili alla soluzione, hanno ribadito che se lunedì la trattativa andasse in stallo, i lavoratori torneranno in sciopero. In serata arriva la decisione degli operai. È un voto sofferto quello che chiude la giornata più critica per le lavoratrici e i lavoratori della Lowara. A Malè, a conclusione dell'assemblea dei dipendenti, 49 lavoratori hanno votato a favore della ripresa delle attività, mentre in 32 hanno chiesto di continuare il blocco dello stabilimento. “I lavoratori non si fidano più di questo management” spiega Roberto Grasselli che ha seguito la trattativa per la Fiom Cgil. “La discussione è stata accesa e l'esito del voto dimostra quanto la decisione si stata sofferta. I lavoratori hanno paura che l'azienda approfitti della riapertura dello stabilimento per trasportare altrove tutto il materiale in giacenza e gli ultimi pezzi già pronti per la commercializzazione, per poi mettere i dipendenti su una strada senza chiudere la trattativa.” Anche per fugare questi timori i lavoratori hanno deciso di mantenere alta l'attenzione su quanto uscirà dall'azienda nei prossimi giorni. Verranno effettuati presidi esterni anche nelle giornate di sabato e domenica. Grasselli chiede inoltre al Presidente Dellai, all'assessore Benedetti, ai sindaci della valle e a tutta la comunità solandra di restare vigili e di tenere sotto pressione l'azienda non facendo mancare la propria solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori. E ammonisce: “I vertici della Lowara stiano attenti. La trattativa è appesa ad un filo. Quello di oggi è un gesto di fiducia e di responsabilità da parte dei lavoratori, non è un'apertura di credito illimitato. Se in questi giorni l'azienda non rispetterà anche una sola delle condizioni stabilite oggi in Assindustria, i lavoratori torneranno immediatamente a mobilitarsi.”

 

 

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