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Ipab, colpo di mano della Regione

Delibera cambia la legge «Meno poteri ai direttori». Protesta la Cgil «Hanno vinto i presidenti degli istituti, che devono ringraziare Dellai»

Ipab, colpo di mano della Regione «All'azienda si applicano i princìpi relativi alla distinzione dei poteri di indirizzo e programmazione dai poteri di gestione. In relazione ai princìpi di distinzione sopra menzionati possono essere fissati particolari modelli organizzativi e di gestione, nei limiti fissati dal regolamento regionale, dagli statuti e dai regolamenti di organizzazione delle singole aziende, in relazione alle diverse dimensioni delle stesse». Così recita l'articolo 2, comma 4. della legge regionale n. 7 del 21 settembre 2005, che come specifica l'articolo 1, «contiene la disciplina ordinamentale delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (Ipab) della regione Trentino-Alto Adige, già disciplinate dalla legge 17 luglio 1890, n. 6972». L'anno scorso, ricordiamo, la legge vide la luce - dopo mille polemiche - grazie all'emendamento che manteneva per tutte le case di riposo (Rsa) del Trentino, a prescindere dalla lora dimensione, lo statuto di azienda pubblica. La normativa nazionale, infatti, prevedeva che oltre una certa soglia (fissata per le strutture altoatesine a 30 posti letto) si doveva procedere alla privatizzazione. Ma adesso il punto di scontro diventa un altro: come recita l'articolo 2, appunto, si sarebbe dovuto anche procedere alla separazione del potere politico (ovvero del cda soprattutto nella figura del presidente) da quello gestionale, incarnato dal direttore. «Prima della nuova legge - spiega Michele Olivieri della Cgil - il direttore non aveva alcun potere di spesa, e tutto passava attraverso le mani del presidente del cda. La normativa approvata l'anno scorso prevede invece la netta separazione dei poteri, prevedendo comunque alcune deroghe a seconda delle dimensioni della struttura. Per stabilire quale dovesse essere la soglia discriminante, è stato formato un gruppo di lavoro che, alla fine, ha indicato in sessanta il numero dei posti letto sotto il quale si poteva scegliere se applicare la separazione rigida o rifarsi ad un altro modello, che sarebbe stato dal cda con atto proprio. Con questi parametri, le case di riposo interessate dalla nuova normativa sarebbero state circa la metà». Ieri invece a Bolzano, in sede di giunta regionale, il colpo di scena: la soglia è stata innalzata a 150 posti letto. Tutti i componenti, tranne la vicepresidente Martha Stocker (peraltro promotrice del disegno di legge...) che si è astenuta, hanno votato a favore del regolamento di esecuzione della legge 7/2005. «Ciò significa - continua Olivieri - che di fatto, su quasi cinquanta Ipab trentine, solo cinque applicheranno la nuova normativa: Trento, Rovereto, Nomi, Povo e Pergine. Per tutte le altre, sarà il cda a stabilire come intende gestire la struttura. Siamo di fronte ad una scelta che va contro le necessità di efficienza ed efficacia delle Rsa, con i direttori che avranno poteri decisionali nulli a vantaggio delle cariche politiche». Olivieri rivela anche i retroscena di questa vicenda: «I presidenti delle Ipab, quando hanno visto che le loro richieste di mantenere il potere erano state messe in pericolo dagli esiti del gruppo di lavoro, hanno aggirato l'ostacolo andando direttamente da Dellai, che ha accolto le loro richieste. Adesso valuteremo le contromisure da adottare e nei prossimi giorni incontreremo i direttori, alcuni dei quali avevano avuto sentore del blitz dell'Upipa (l'Unione provinciale delle Ipab) e si sono rivolti a noi».

 

 

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