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Porfido. Tutelare i lavoratori insieme ai cittadini.

Le polveri prodotte dalla lavorazione del porfido sono un pericolo. La denuncia di Beber (Fillea Cgil)

In questi giorni la stampa locale ha dato ampio risalto a due vicende legate all’ambiente ed in particolare alle polveri prodotte dalla lavorazione del porfido e da un cantiere edile. Ci riferiamo al caso sollevato dai dipendenti provinciali che dovranno trasferirsi a Spini di Gardolo a fianco di una ditta che lavora e trasforma il porfido e nell’altro caso alla protesta di cittadini e imprenditori che hanno la propria attività nei pressi del cantiere della nuova galleria a Mezzolombardo. Nel secondo caso rileviamo lo smarrimento dei cittadini che manifestano con amarezza l’assenza di riferimenti tecnico/amministrativi oltre che politici in grado di risolvere il problema del contenimento e abbattimento delle polveri prodotte dal cantiere edile. Nel primo caso abbiamo apprezzato la solerzia, l’attenzione e l’intransigenza con le quali l’Assessore Grisenti sta seguendo la questione assieme agli organi di vigilanza sanitaria tempestivamente attivati per le verifiche della salubrità dell’aria e degli ambienti di lavoro. Iniziativa giusta. C’è da salvaguardare la salute dei dipendenti pubblici, dei bambini e del personale della vicina scuola materna e non di meno gli abitanti di quella zona. Ma a questo punto ci sentiamo di avanzare una considerazione: se non ci fosse stato l’insediamento dei nuovi servizi provinciali questa situazione di potenziale rischio sarebbe stata presa in considerazione? L’attività di lavorazione del porfido è in quell’area dal 1981, la scuola materna che ci si premura di salvaguardare, da prima. Non era il caso si verificare anticipatamente la salubrità di quella zona, evitare di fare un investimento così importante o comunque programmare gli interventi di salvaguardia? Filca e Fillea rivendicano altrettanta attenzione e intransigenza nel dispiegare interventi di controllo dei livelli di polverosità prodotti nelle realtà estrattive del porfido della Val di Cembra nei quali ci lavorano quotidianamente circa 1200 lavoratori. Manovali, cubettisti, piastrellisti, palisti esposti a rischi gravi che hanno la stessa dignità e gli stessi diritti dei dipendenti pubblici nel veder salvaguardato il proprio stato di salute. Da tempo il sindacato sta richiamando l’attenzione della politica e degli organi di vigilanza affinché ci siano maggiori controlli sulle polveri della lavorazione e frantumazione del porfido. Occorre maggiore responsabilità in primo luogo da parte degli imprenditori nel garantire la costante bagnatura del materiale, dei piazzali, delle strade di cantiere, nello stoccaggio e movimentazione del prodotto, nella coibentazione dei numerosi impianti di frantumazione e nella sistematica manutenzione degli impianti di aspirazione; la nuova legge che regola l’attività estrattiva è stata approvata nei giorni scorsi. Ora gli imprenditori hanno la sicurezza di poter gestire le “loro” cave per un lungo periodo, quindi non hanno più attenuanti per non fare gli investimenti opportuni. Le Amministrazioni comunali devono lavorare per potenziare gli acquedotti portando l’acqua dove oggi non c’è, provvedere alla spazzatura e bagnatura delle aree e strade di loro competenza, procedere a controlli sull’osservanza delle norme e delle regole della concessione. Il sindacato invita la giunta provinciale attraverso le proprie articolazione a promuovere una sistematica verifica delle condizioni di lavoro nelle cave. Questa iniziativa è necessaria in vista anche della stagione invernale. Stagione nella quale aumentano i livelli di polverosità a causa della mancanza d’acqua. C’è bisogno di interventi strutturali che favoriscano il processo di adeguamento dei posti di lavoro alle norme in materia di salute e sicurezza perché la salute viene prima di tutto e non può essere sacrificata sull’altare del progresso e della modernità.

 

 

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