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In Provincia «facchini» alla reception

La Cgil denuncia: «All'ufficio informazioni giovani pagati 6 euro lordi l'ora»

In Provincia «facchini» alla reception Il loro volto e la loro voce sono il biglietto da visita della Provincia di Trento: rispondono al numero verde che fornisce informazioni e orientano i cittadini che approdano nell'ufficio del piano terra del palazzo di piazza Dante n°15, perché non sanno a chi rivolgersi o per chiedere lumi sugli ultimi bandi di concorso. Chissà quanti trentini hanno parlato con loro nel corso di quest'anno. Ebbene, queste persone - fatti salvi i dipendenti provinciali che lavorano nello stesso ufficio - ricevono una paga oraria da fame di 6,03 euro lorde, da cui vanno dunque detratti contributi e tasse. I lavoratori in questione - se ne sono alternati una decina dall'inizio dell'anno - sono soci di una cooperativa di lavoro, la Group Service 2000, di Vigliano Biellese, che nel dicembre dell'anno scorso ha ottenuto in associazione temporanea con un'altra società, l'«incarico di svolgere un servizio di front-office informazioni all'accesso» con determinazione del dirigente del Servizio comunicazione istituzionale e relazioni esterne, Tullio Reina. A denunciare una situazione che lascia sconcertati è la Cgil del Trentino alla quale si sono rivolti alcuni di questi lavoratori - quasi tutti sono giovani - per conoscere i loro diritti e che poi hanno deciso di lasciare la cooperativa. Franco Ianeselli, menbro della segretaria della Cgil trentina, e Antonio Beccati, segretario della categoria dei trasporti Filt-Cgil, si dichiarano scandalizzati. «È inaccettabile - osserva Ianeselli - che nel palazzo della Provincia lavorino persone che vengono pagate 6 euro l'ora lorde per fare un servizio di reception e call center. Sappiamo che succede nel privato, ma se questo è il modo in cui l'ente pubblico pensa di ridurre i costi esternalizzando i servizi c'è da preoccuparsi. Il presidente Dellai ci deve spiegare perché ha in casa propria il precariato più squallido e misero che umilia i lavoratori fino a tanto». E Beccati aggiunge: «Abbiamo l'impressione che la Provincia predichi bene e razzoli male e quello che ci preoccupa di più è che ci siano altri casi come questi, che ancora non conosciamo». Ma perché il sindacato dei trasporti si occupa di questi lavoratori? «Perché - spiega Beccati - a questi soci lavoratori viene applicato il contratto collettivo dell'autotrasporto, spedizioni merci e logistica, e sono inquadrati al livello più basso, quello per attività di manovalanza e facchinaggio». Ma la Provincia è al corrente della situazione? Due dei lavoratori che si sono rivolti alla Cgil e che preferiscono però mantenere l'anonimato confermano: «In Provincia lo sanno perché noi ci siamo lamentati per come venivamo pagati. Tanto più che due ragazze che lavoravano per la cooperativa che fino all'anno scorso svolgeva il servizio, hanno rifiutato di continuare con la nuova cooperativa perché venivano pagate di meno». Nella determinazione n° 48 /2005 del dirigente Tullio Reina che, dopo confronto concorrenziale, ha affidato l'incarico annuale alla società, si indica un compenso di 42 mila euro Iva esclusa. Si precisa inoltre che «il costo orario del servizio di front-office informazioni all'accesso è di 14 euro all'ora Iva esclusa». Ma si sa che nelle cooperative di lavoro i soci lavoratori possono anche rinunciare al compenso. Il servizio richiesto, si specifica della determinazione, riguarda: «il soddisfacimento di bisogni informativi, anche telefonici, nonché il ricevimento da parte di personale qualificato, con conoscenza di almeno una lingua straniera, tedesco o inglese». Inoltre, si richiede anche un servizio di hostess per convegni e riunioni. «La Cgil - annuncia Ianeselli - avvierà una serie di cause individuali per far riconoscere i diritti ai lavoratori, che noi riteniamo siano stati violati, ma chiediamo soprattutto una risposta dalla Provincia».

 

 

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