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Lavorare in cooperativa, una sventura?

di Michele Olivieri (Fp-Cgil del Trentino)

Lavorare in cooperativa, una sventura?“Buongiorno, vorrei parlarle del mio caso. Sono una lavoratrice impegnata presso una cooperativa sociale e mi occupo di assistenza domiciliare. Questa cooperativa opera su incarico (appalto) dell’Ente pubblico. Sono anche socia di questa cooperativa. Ho un contratto di part time di 36 ore settimanali, 2 in meno del tempo pieno (38). La mia disponibilità è di parecchie ore alla giornata: dalle sette fino anche alle sei del pomeriggio. Nonostante questo, lavoro costantemente per meno ore di quelle che dovrei per contratto: la cooperativa mi calcola in servizio solo al momento dell’intervento sull’utente e mi dice che non ha ulteriori ore di servizio da darmi: quindi per colpa non mia, ogni settimana faccio meno ore di quelle che dovrei. Se chiedo di fare di più, la Cooperativa mi risponde che non ha servizi e che il Comune paga in base agli interventi effettuati. Io, in verità, sento in giro che ci sono colleghi che, con contratti inferiori al mio (non più di 30 ore), lavorano per svariate ore di straordinario. Però non posso provarlo. Comunque, io sono costantemente “sotto”. Nella busta paga, poi, ho trovato una voce passiva, una trattenuta: mi è stato spiegato che questo era per bilanciare le ore non fatte: in base al regolamento dei soci lavoratori la cooperativa può, superato un determinato numero di ore negative, cioè non lavorate, trattenermele e non pagarle in busta paga. Mi è stato anche detto che si potrebbe rimediare, riducendo le ore di lavoro con un nuovo contratto di part time. È giusto tutto questo? È possibile?” La mia risposta, purtroppo, non ha potuto che essere affermativa: questo è esattamente uno dei possibili e frequenti effetti perversi della famosa legge 30, che ha rivisto in senso peggiorativo il contenuto dei regolamenti per i soci delle cooperative.. Si tratta di una cooperativa trentina, operante sul territorio della nostra Provincia, i cui lavoratori, quasi sempre “soci per caso”, se non per obbligo, conoscono così i “privilegi” del loro status, che li condanna a situazioni completamente fuori dal contratto collettivo di lavoro: infatti, ad un lavoratore “normale” non sarebbe possibile ridurre la retribuzione al variare delle ore di lavoro! Ecco la tanto decantata flessibilità! E come se non bastassero i danni, ecco la beffa finale: alla lavoratrice viene proposta, come soluzione, la riduzione dell’orario di lavoro, adottando un tempo ridotto ancora inferiore! Cioè, come a dire, riduciti le ore tu che tanto altrimenti lo facciamo noi: insomma, anticipare il dolore per prevenire il male. Anche questa è la cooperazione in Trentino. Alla faccia delle impermalosite repliche di via Segantini. Michele Olivieri FP – CGIL del Trentino

 

 

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