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Corsi di creta per il personale di polizia penitenziaria

Nel carcere di Rovereto il personale è obbligato a partecipare alla presentazione del nuovo corso di creta. A tutti accordato il pagamento degli straordinari per la presenza. Giampaolo Mastrogiuseppe (FP CGIL): “Così si sprecano i soldi pubblici.”

È ormai il leit motiv di questi ultimi anni: “la Pubblica amministrazione va riformata, è troppo spendacciona per le casse dello stato”. E il ritornello continua: “riduciamo i dipendenti pubblici per curare i conti dello Stato” (riferendosi ovviamente al personale e mai, ad esempio, alla dirigenza). Ebbene, in una situazione del genere qualche illuminato dirigente, per la verità facente funzioni, decide in maniera assolutamente autonoma che è giunto il momento che il suo personale frequenti dei corsi, tra l'altro, corsi non propedeutici a riqualificazioni, né mirati all’acquisizione di maggiore professionalità per lo svolgimento delle proprie mansioni. Perché si tratta di “corsi di creta”. Chi li organizza? La Direzione della Casa Circondariale di Rovereto. Non in favore della popolazione detenuta ma in favore del personale di Polizia Penitenziaria e del personale tecnico e amministrativo dell'amministrazione penitenziaria che in quella sede presta la propria attività lavorativa. La domanda sorge spontanea: a che serve un corso del genere a quel personale che, oltretutto, non è minimamente interessato alla partecipazione? In questi giorni la Direzione dell’istituto ha diramato un avviso che impone al personale civile e di polizia di assistere alla presentazione (non alla partecipazione) del suddetto corso, con la specifica che ove ne ricorrano i presupposti il personale che (obbligato) interviene al di fuori dell’orario di lavoro sarà considerato in servizio. Tradotto significa che ad una parte di quel personale verrà pagato lo straordinario. Tralasciando la parte relativa alla violazione delle norme contrattuali e alla mortificazione della dignità di lavoratori (non perché poco importante ma solo perché materie sulle quali FP CGIL è già intervenuta) ci si chiede: può essere considerato questo un atteggiamento che denota buona gestione della pubblica amministrazione? È sempre colpa dei lavoratori se la pubblica amministrazione costa troppo o di chi ha titolarità di spesa e spende male?

 

 

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