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Contratti pubblici, la Provincia stanzi risorse per tutti i settori della p.a

Chiariamo subito e bene le cose: al Presidente Fugatti diciamo che le risorse per il rinnovo dei contratti pubblici vanno stanziate e interamente per tutti i Comparti, compresi quelli delle Autonomie Locali, Sanità, Ricerca (e Regione), oltre che per la Scuola. Non vorremmo si replicasse a livello provinciale quanto si sta profilando a livello nazionale, con il Presidente del Consiglio Conte che sottoscrive un’intesa con il Sindacato della Scuola garantendo il rinnovo del Contratto, un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni del precariato e, in tema di regionalismo differenziato, promettendo di non scardinare il sistema nazionale di istruzione, ma non procede analogamente con i Comparti delle Funzioni Centrali, Locali e della Sanità, nonostante richieste reiterate al Ministro Bongiorno. Diciamo questo esplicitando un timore, che si possa cioè continuare a seguire l’impronta nazionale rinunciando ad intraprendere una doverosa Politica Autonoma sul territorio, come già accaduto per altre vicende, dall’immigrazione in poi. Ci sembra giusta e condivisibile la richiesta delle Categorie della Scuola trentina per ottenere risorse non solo per finanziare l'aumento nazionale ma anche per l’adeguamento di quelle previste per il potenziamento professionale ed altre ancora. Nell’unico incontro sinora avuto sul tema dei contratti provinciali delle Autonomie Locali (Pat ed Enti Strumentali, Comuni e Comunità di Valle, APSP) l’8 aprile scorso, il Presidente ha rinviato qualsiasi discussione sullo stanziamento di risorse ad “eventuali” (termine sottolineato più volte) ipotesi, da inserire nel bilancio di assestamento da varare tra giugno e luglio: riteniamo a questo punto necessario chiarire che non vi possono essere né varie né eventuali e che ci attendiamo, per tutti i Comparti della P.A. trentina, adeguati stanziamenti di risorse sia per il rinnovo - non inferiori all’indice Ipca del triennio 2019-2021 che l’Istat prevede al 4,1% - che per la chiusura degli Accordi di Settore, Le varie e preziose professionalità del servizio pubblico - infermieri, polizia locale, cantonieri, educatrici, assistenti domiciliari, tecnici, ricercatori, insieme a tutti gli altri – sono lavoratori pubblici che attendono il rinnovo del contratto, al pari di quelli della Scuola. Occorre poi procedere speditamente con le assunzioni in cantiere e quelle ancora da programmare, per garantire le necessarie immissioni in servizio a compensazione delle oltre 4000 uscite stimate nel triennio 2019/2020. Su questi temi attendiamo dunque di conoscere con urgenza e nel dettaglio le proposte della giunta provinciale, a partire dal prossimo 17 maggio con l’incontro sulla Sanità. Un primo banco di prova per valutare in concreto l’orientamento della giunta su qualità e quantità di investimenti nella P.A. trentina, sull’idea di implementazione e innovazione del

servizio pubblico e del suo perimetro, sulla valorizzazione del personale, su un necessario processo di ridefinizione del sistema di classificazione, per competenze e mansioni da adeguare all’innovazione tecnologica e alle attuali complessità del sistema dei servizi pubblici, sino all’insostituibilità della formazione continua. I temi dell’invecchiamento della popolazione, dell’accesso alle cure, alle case di riposo, al servizio sanitario – pronto soccorso ma non solo, della messa in sicurezza del territorio e del ripristino ambientale nelle attuali gravi condizioni di mutamenti climatici, della sicurezza dei cittadini, dell’importanza fondamentale dell’istruzione e della ricerca, sono declinabili esclusivamente con un’idea di servizio pubblico da implementare, sostenere, riorganizzare e di qualità: per fare questo ci vogliono risorse. Il prossimo 8 giugno è in programma una grande manifestazione nazionale unitaria delle Categorie del Pubblico Impiego per chiedere al Governo certezza e non impegni generici sul rinnovo dei contratti: contiamo prima di quella data di conoscere le intenzioni del Presidente Fugatti per i contratti trentini, per non essere indotti noi a seguire l’impronta nazionale.

 

 

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