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Nuovi orari in Provincia. Claudia Loro: "Garantiscono un servizio migliore"

Per la segretaria confederale della Cgil mettere in contrapposizione i dipendenti pubblici con quelli privati non migliora i diritti di nessuno.

Nuovi orari in Provincia. Claudia Loro: "Le polemiche sulla proposta di modifica dell'orario dell'ente Provincia appaiono pretestuose e fuorvianti." Lo scrive Claudia Loro della segreteria confederale della CGIL del Trentino. E continua. "Non è infatti mettendo in contrapposizione i dipendenti pubblici con quelli privati che si miglioreranno i diritti di questi ultimi. Né si migliorerà la qualità e l'efficienza della Pubblica Amministrazione limitando il ragionamento soltanto all'orario." Loro ricorda che l'orario rimane di 36 ore senza alcuna riduzione. E ribadisce che la proposta di modifica parte dall'esigenza di conciliare un “buon orario” - che dia cioè risposte al cittadino in termini di servizi - con la possibilità di una maggior flessibilità per i dipendenti, in particolare le donne, sulle quali, spesso, ricade l'onere anche del lavoro familiare e di cura. Inoltre con la proposta formulata dall'Amministrazione provinciale, sicuramente perfettibile (la proposta avanzata da CGIL e UIL forse meritava maggiore considerazione), si amplia l'apertura al pubblico delle strutture provinciali, non solo in termini di ore, ma anche con la possibilità del cosiddetto “giovedì del cittadino” e dell'accesso ai vari servizi fino alle 13. Per Claudia Loro è altrettanto sacrosanto affrontare i problemi di conciliazione tra attività lavorativa e lavoro di cura siano affrontati e risolti anche per le categorie del privato. "Ma - sostiene Loro rispondendo alla levata di scudi di alcuni imprenditori - non è certo bloccando l'orario dei “provinciali”che si otterrà questo risultato." La segretaria confederale conclde sostenendo che "le associazioni datoriali dovrebbero preoccuparsi di dare risposte contrattuali ai propri soci e ai loro dipendenti, aprendo, per esempio, il contratto del commercio e turismo, bloccato da anni, e impegnarsi in quel contesto a trovare risposte per ampliare, in primo luogo, l'utilizzo del part-time. E forse servirebbe davvero mettersi tutti intorno ad un tavolo a ragionare di orari, dei servizi pubblici e di quelli privati, a partire però da un modello di sviluppo che non può continuare ad imporre l'apertura dei negozi presto 24 ore su 24, sabato e festivi compresi."

 

 

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