NEWS

Centro Santa Chiara, un contratto peggiorativo per le maschere

Sindacati: si punta a far cassa sulla pelle dei lavoratori più deboli. Il Centro ha costruito un appalto che penalizza i lavoratori. Intervenga anche la Provincia

Si è concluso con un mancato accordo sindacale il cambio appalto per le maschere del Centro culturale Santa Chiara. Con il passaggio al nuovo gestore del servizio, il Consorzio Lavoro Ambiente che si è aggiudicato la gara, i trentuno lavoratori verranno assunti con un contratto peggiorativo rispetto a quello che avevano in passato, che non è quello del settore in cui operano, cioè il contratto dei teatri, ma il multiservizi. Una decisione inaccettabile per i sindacati che ieri sera si sono, dunque, sottratti alla firma di un'intesa. L'accordo non è stato firmato dalle sigle competenti, Filcams, Fisascat e Uiltrasporti del ccnl Multiservizi.
I lavoratori e le lavoratrici verranno comunque assunte da lunedì, ma in condizioni peggiori di quelle a cui avrebbero avuto diritto secondo la legge sugli appalti e secondo il protocollo provinciale in materia. “Ecco un nuovo caso di appalto pubblico, l'ennesimo, in cui vengono penalizzati i lavoratori e le lavoratrici”, denunciano Francesca Delai, Francesca Vespa e Antonella Didu per Filcams, Fisascat e Uiltrasporti.
Claudia Loro della Slc Cgil e Alan Tancredi della Uilcom competenti sul CCNL Teatri Stabili puntano il dito contro il Centro Santa Chiara che non ha costruito un appalto in grado di tutelare i lavoratori. “E' gravissimo che nel capitolato si sia scelto, andando oltre le norme, di bypassare il contratto di settore indicandone un altro, meno tutelante – attaccano i rappresentanti dei lavoratori -. Si è scelto anche di prevedere una clausola sociale molto blanda, non includendo quanto previsto nell'ultimo aggiornamento della normativa sugli appalti della provincia”.
In questo quadro gli unici a rimetterci sono come sempre i lavoratori e chiaramente quelli più deboli. “Le maschere, gli addetti ai guardaroba e i coordinatori di sala sono i dipendenti meno tutelati e garantiti, costruire appalti come questo è infierire su chi già è in condizioni di precarietà - insistono Loro e Tancredi -. E' tutto questo avviene quando l'ultimo contratto di settore prevede addirittura l'assunzione diretta da parte del teatro, a tempo determinato per un anno, con la massima flessibilità, cioè per stagione e addirittura per ciclo di rappresentazione e addirittura per giornata. Ma non è mai abbastanza. La verità è che i mancati fondi alla cultura, l'assenza di un serio piano di razionalizzazione porta alla necessità di reperire risorse ed è facile tagliare sul costo del lavoro, soprattutto se i lavoratori sono deboli e precari. E' per queste ragioni che per noi anche la Provincia, da cui il Centro dipende, non può lavarsene le mani”.
Nella giornata di ieri Claudia Loro, Alan Tancredi e la rappresentanza sindacale del Centro servizi culturali Santa Chiara hanno avuto un incontro con l'assessore Mirko Bisesti; nell'ambito del confronto è stato prioritariamente affrontato il tema dell'appalto. “Anche la politica ha delle responsabilità e non può lavarsene le mani. L'assessore si è impegnato ad approfondire la questione e ci attendiamo un nuovo incontro a breve”, concludono i sindacalisti che non escludono anche delle significative forme di mobilitazione.




<i>Trento, 12</i> aprile<i> 2019</i>



 

 

TORNA SU