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Sindacato senza frontiere

Un progetto per favorire l'inclusione sociale dei cittadini stranieri

Il depotenziamento del Cinformi in atto – per miope scelta politica della Giuta provinciale - e la chiusura prevista entro marzo 2019 delle cosiddette “aree trasversali del progetto di accoglienza” - come “l’area di orientamento al lavoro” - in applicazione delle disposizioni contenute del cosiddetto “Decreto sicurezza” ha spinto le Organizzazioni sindacali trentine a riflettere in merito alle strategie migliori da porre in atto per garantire l’inclusione dei cittadini stranieri inseriti nei progetti di accoglienza in quanto richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale. Si tratta di 1350 individui (dato Cinformi del 15/01/2019) – provenienti principalmente da Nigeria, Pakistan, Mali, Gambia e Senegal – privi di conoscenze rispetto al mondo del lavoro italiano e quindi potenzialmente esposti a situazioni lavorative irregolari. Va ricordato infatti che richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale, dopo due mesi dalla presentazione della domanda di riconoscimento del loro particolare status giuridico, possono lavorare. E, non a caso, molti di essi hanno già trovato impiego nella raccolta dell’uva, delle mele, dei piccoli frutti, nel turismo e nel settore edile. Con lo scopo di prevenire e allo stesso tempo far emergere situazioni di lavoro sommerso e irregolare Cgil, Cisl e UIL del Trentino assieme ad Associazione Centro Astalli Trento onlus e Cooperativa Arcobaleno Scs hanno avviato un progetto che porterà le Organizzazioni sindacali a farsi carico della formazione su diritti e doveri dei lavoratori e sul ruolo della rappresentanza tra i richiedenti asilo e i titolari di protezione internazionale inseriti nei progetti di accoglienza. Da un lato, verrà pubblicata una guida multilingue con informazioni di base su diritti e doveri dei lavoratori, dall’altra verranno realizzati 5 incontri informativi su diritti e doveri dei lavoratori, con traduzione in lingua inglese, francese, urdu, bangla e bambarà, tenuti da operatori sindacali delle tre sigle confederali trentine. La vera integrazione parte dal mondo del lavoro. Con l’auspicio che il poter acquisire informazioni e formazione relativamente ai diritti e ai doveri del lavoro, possa contribuire a costruire una maggiore tutela oltre ad arginare fenomeni di dumping contrattuale e salariale nel tessuto produttivo trentino.

 

 

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