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FEM e Università, preoccupazione per il futuro del centro di ricerca

Flc e Fp temono un ridimensionamento delle attività. “Con meno risorse come sarà possibile non rivedere l'attuale assetto?”

Siamo fortemente preoccupati per il futuro di FEM, così come oggi la conosciamo cioè un centro di ricerca d'eccellenza e punto di riferimento per il mondo agricolo trentino. Le operazioni in atto con l'Università di Trento rischiano di depotenziare il centro di ricerca, che potrebbe trovarsi privato di competenze, quantomeno a tempo pieno, e risorse”. Intervengono così i segretari di Flc e Fp del Trentino, Cinzia Mazzacca e Luigi Diaspro, dando voce anche alla preoccupazione del personale di San Michele.

Al di là degli obiettivi sul centro C3A, che dovrebbero portare alla costituzione da qui al 2020 anche di un corso di laurea in Agrifood con il possibile conseguente spostamento di poco meno di venti ricercatori di Fem all'Università di Trento, i sindacalisti ne fanno anche una questione di risorse, umane e finanziarie, che verrebbero a mancare. E difficilmente si riesce ad immaginare il futuro di un centro di ricerca di eccellenza se questo può contare su finanziamenti sempre più ridotti. “I trasferimenti da Provincia si sono ridotti per tutta la durata della giunta Rossi e non ci risulta, ad oggi, un'inversione di rotta con la nuova giunta Fugatti - spiegano Mazzacca e Diaspro -. In questo quadro e in assenza di finanziamenti aggiuntivi da parte di FEM o dell'Università di Trento si potrebbero creare problemi di sostenibilità delle attività ora previste”.

Nel dettaglio l'espansione dell'attività del C3A, che nessuno in questo momento ha messo in discussione, sembrerebbe corrispondere ad un aggravio netto di costi, e potrebbe tradursi in una operazione rischiosissima in quanto priva di supporto finanziario: dovrebbe esserci un accordo formalizzato con la giunta provinciale che definisca risorse aggiuntive. “Per potenziare il C3A, a costo zero, potrebbe essere inevitabile la soppressione di alcune attività oggi in essere”, fanno notare i sindacalisti. Oggi i costi delle ricerche di C3A sono a carico della sola FEM. Concentrare tutte le risorse di Fem sui dottorati con l'Università di Trento comporterebbe un impoverimento di quella capacità di attrazione di cervelli, su scala internazionale, che oggi la Fondazione di San Michele ha dimostrato di possedere.

C'è poi la questione dei ricercatori FEM, che potrebbero diventare docenti nel nuovo corso di laurea. La rassicurazione del presidente Segrè sul fatto che continueranno a lavorare sempre nei laboratori di San Michele convince solo in parte. “A noi sembra che diventerebbero comunque ricercatori “part time”, visto che dovranno occuparsi anche di didattica con un inevitabile ridimensionamento dell'attività di ricerca”.

In questo quadro rischia di saltare anche il legame con il territorio, peraltro in una fase di particolare difficoltà tra comparsa di nuovi parassiti e necessità del contenimento nell’uso degli agrofarmaci e fitofarmaci per garantire sostenibilità al settore agricolo: “Per statuto, ma anche per la sua storia FEM, è da sempre un punto di riferimento importante per il mondo agricolo trentino. Questo spostamento sull'Università rischia di ridimensionare fortemente questo legame, con un evidente svantaggio per tutto il settore agricolo locale”.

Si spera a questo punto che nel prossimo incontro tra Giunta provinciale e FEM si faccia chiarezza sulle prospettive future della Fondazione, anche in relazione con l'Università di Trento.

Le questioni saranno anche affrontate in un'assemblea con tutti i lavoratori e le lavoratrici di San Michele.

 

 

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