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Più che contributi per stare a casa, servono misure di conciliazione

Dichiarazioni dei segretari generali Franco Ianeselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti

“Con la decisione di coprire i contributi previdenziali per i genitori che restano a casa ad occuparsi dei figli, nei primi tre anni di vita dei bambini, la Giunta Fugatti rischia di disincentivare il lavoro, in particolare quello femminile”. Lo dicono i tre segretari generali di Cgil Cisl Uil del Trentino. “La competitività e produttività del nostro Paese passa anche dall’innalzamento della percentuale delle donne che lavorano – aggiungono Franco Ianeselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti -. Per questa ragione se a prima il provvedimento può sembrare una soluzione di buon senso, in pratica gli effetti possono risultare addirittura nefasti per chiunque decidesse di abbandonare il lavoro incentivato dai contributi previdenziali della Provincia. Rientrare nel mercato del lavoro, infatti, non è facile dopo tre anni di pausa”. Quel che serve secondo i sindacati è un investimento concreto sui servizi di conciliazione famiglia lavoro. “Puntare sui servizi educativi di qualità e sugli strumenti di conciliazione è la soluzione migliore per sostenere i progetti genitoriali delle giovani famiglie permettendo a madri e padri di poter coniugare positivamente la crescita professionale e la partecipazione al mercato del lavoro con l'esigenza irrinunciabile di garantire la cura e l'educazione dei propri figli”. In tal senso, per Cgil Cisl Uil del Trentino, sarebbe stato più coerente insistere sulla misura della gratuità dei nidi annunciata in campagna elettorale. “Ridurre ulteriormente rispetto a quanto fatto dalla giunta Rossi le tariffe dei nidi, intervenendo sui periodi di congedo nel primo anno di vita del bambino sarebbe stato sicuramente una scelta che sostiene in maniera più efficace la ricerca di un equilibrio tra aspettative personali e realizzazione professionale”, concludono Ianeselli, Pomini e Alotti.

 

 

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