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Dieci anni di residenza per l’assegno unico equivale a fare discriminazione

Sindacati contro la stretta sulle misure sociali annunciata dal presidente Fugatti. “Così fanno cassa sui più deboli”

Dieci anni di residenza per l’assegno unico equivale a fare discriminazione

L’introduzione del vincolo di residenza di 10 anni per l’accesso all’assegno unico provinciale è un atto discriminatorio. Ascoltare il popolo non significa poter ignorare la Costituzione, le norme comunitarie e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo sulla base delle quali più volte criteri di residenza superiori ai 5 anni per l’accesso ai benefici del sistema di welfare sono stati bocciati. Che lo faccia il Governo statale non dà alcuna giustificazione alla Giunta Fugatti: così l’esecutivo provinciale testimonia solo l’assenza di indipendenza da Roma, cosa ancor più grave visto che rappresenta la massima istituzione dell’Autonomia trentina.

Come sindacati abbiamo sempre sostenuto l’opportunità che i vincoli di residenza siano ispirati alla ragionevolezza ed evitino palesi discriminazioni. Ma l’emendamento sui 10 anni di residenza presentato dal governo provinciale al disegno di legge che accompagna la variazione di bilancio, non ci pare abbia queste caratteristiche, anche se dovesse salvaguardare le famiglie con maggiori difficoltà sociali. Se poi la Giunta, nella discussione in Consiglio provinciale di martedì e mercoledì prossimi, intendesse davvero estendere il vincolo dei 10 anni di residenza a tutto l’Assegno unico, allora otterrebbe come unico risultato quello di aumentare le discriminazioni a danno dei cittadini stranieri o dei trentini che hanno passato degli anni fuori provincia, facendo un po’ di cassa sulle spalle delle persone più deboli. Bisogna infatti ricordare che l’assegno unico include non solo il sostegno al reddito contro la povertà, ma anche gli assegni provinciali per i figli a carico e le provvidenze locali per i diversamente abili: è allora insostenibile fare differenza tra un bambino o un disabile di una famiglia che abita nella nostra provincia da meno di 10 anni ed un bambino o un disabile di un nucleo che risiede qui da sempre, a maggior ragione se poi i componenti allo stesso modo e senza differenze, rispettano le leggi, contribuiscono alla crescita del Trentino con il loro lavoro e pagano regolarmente le tasse.

 

 

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