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Taglio di risorse per l’accoglienza – meno posti di lavoro e più insicurezza sociale

A rischio un centinaio di posti di lavoro

Taglio di risorse per l’accoglienza – meno posti di lavoro e più insicurezza sociale

Avevamo ampiamente denunciato – sia a livello nazionale che trentino – che il cosiddetto decreto sicurezza e il taglio delle risorse per l’accoglienza avrebbero determinato conseguenze pesantissime in termini di “insicurezza” sociale e, nel solo Trentino, perdita di centinaia di posti di lavoro. Non possiamo quindi che ribadirlo oggi, di fronte alla circolare della Pat che preannuncia una significativa riduzione delle risorse e dei servizi, a partire dalla formazione linguistica e di cultura italiana, orientamento al lavoro, sostegno psicologico.


Si tratta però di molti più dei trenta posti di lavoro ipotizzati, visto che sia formalmente che indirettamente come Categoria abbiamo già notizia di almeno 150 posti di lavoro a rischio entro il prossimo anno: sono in gran parte giovani laureati, con esperienze di studio e di lavoro all’estero, formati e operativi come psicologi, assistenti sociali, mediatori culturali e linguistici, insegnanti di italiano occupati presso Cooperative e altri Enti del terzo settore.

Professionalità che consentono in concreto la possibile “integrazione” sul territorio, a partire dall’intermediazione con la pubblica amministrazione (Questura, Scuole, Asl, Agenzia del Lavoro) sino al possibile inserimento sociale (casa, lavoro).


E’ sicuramente una questione occupazionale, che riguarda la tutela di posti di lavoro, per la quale abbiamo chiesto un incontro sin dal 21 novembre al Servizio Salute e Solidarietà Sociale (Fedrigotti) e ad oggi non abbiamo avuto risposta alcuna. Posti di lavoro e buone pratiche sul territorio che non possono essere in alcun modo essere definite “pacchia” da chi specula sulla pelle dei migranti lucrando fondi pubblici. Al contrario, sono fondi che sul territorio hanno determinato percorsi di attenzione e integrazione capaci di scongiurare marginalità e rabbia sociale.


Indebolire il sistema di accoglienza tuttavia non solo determina perdita di posti di lavoro – che è sempre un problema in sé – ma anche presupposti concreti per maggiori tensioni e insicurezza sociale.

L’abolizione di fatto della protezione umanitaria, limitata ai soli casi speciali, potrà determinare 60.000 nuovi irregolari sul territorio italiano dal qui al 2020 (Studio M. Villa – ISPI). Inoltre, la difficoltà nell’espulsione dei richiedenti asilo condannati in primo grado, il depotenziamento degli SPRAR e l’aumento del periodo di detenzione negli ex CIE da 90 a 180 giorni, con una concentrazione in piccoli o grandi spazi di reclusione di disperazione, povertà e bisogni primari, sanciscono sul tema migratorio una concezione definitivamente securitaria che, in realtà, produrrà maggiore insicurezza e conflitto sociale.


Riteniamo necessario e urgente un’interlocuzione con la PAT per affrontare queste questioni, per cui rinnoviamo la richiesta per un incontro capace di trovare soluzioni e risorse a livello locale per salvaguardare i progetti in corso e posti di lavoro.


Trento 12 dicembre 2018

 

 

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