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XIX Congresso della Cgil del Trentino, si discute dell’economia del futuro

Fondamentale puntare sulla qualità del lavoro e della formazione. Compito del sindacato è cambiare per rappresentare i nuovi lavoratori

XIX Congresso della Cgil del Trentino, si discute dell’economia del futuro

Come cambierà il mondo del lavoro e come dovranno gestire gli effetti dell’innovazione tecnologica sia sul piano dell’occupazione sia su quello della strategia sindacale. Se ne è discusso questa mattina alla tavola rotonda “Il lavoro del futuro”, organizzata nell’ambito del XIX congresso della Cgil del Trentino.

Al confronto hanno preso parte Enrico Zaninotto professore alla Facoltà di Economia di Trento, Samuel Engblom, direttore del TCO il sindacato svedese degli impiegati e professionisti e Milena Bigatto, project manager di HiT (Hub Innovation Trentino)
Su tutto una premessa: sono diverse le teorie economiche sugli effetti che l’automazione produrrà sul lavoro in termini di quantità e qualità. Appare ragionevole pensare, però, che se non gestita l’innovazione tecnologica aumenterà le disuguaglianze.
La tecnologia, infatti, può essere sostitutiva del lavoro e in questo caso produce riduzione di occupazione o complementare, come avviene nei settori avanzati della manifattura o anche in alcuni segmenti dei servizi. ”Il bilancio occupazionale dipenderà da come i settori a forte componente di tecnologia complementare sopperiranno alle riduzioni occupazionali che avvengono nei settori caratterizzati da tecnologie sostitutive”. Le strade possono essere diverse. ”Una strada è ridurre l’impatto della rilocalizzazione abbassando il costo e in generale le condizioni di lavoro. Strada che però si è rilevata fallimentare – ha chiarito Enrico Zaninotto -. Puntare su scarsa qualità dell'occupazione non favorisce l'aumento di produttività. L’effetto sulla produttività dell’uso di lavoro indipendente e di lavoro temporaneo esterno è pesantemente negativo; ciò significa che i vantaggi competitivi sul piano del costo del lavoro possono essere persi in termini di produttività soprattutto se si usano le forme di impiego meno strutturate e regolate”.
Si pone allora in modo forte il tema della qualità del lavoro, sia in termini di riqualificazione e formazione dei profili a maggior rischio espulsione, sia in termini di tessuto produttivo locale che ad oggi non si è dimostrato sufficientemente in grado di offrire posti adeguati alle figure più professionalizzate. “L’investimento nell’istruzione e l’ammodernamento dei sistemi formativi nell’istruzione secondaria e terziaria è stato un successo innegabile delle politiche pubbliche dell’ultimo ventennio che ha permesso alla nostra provincia di superare un gap storico e di collocarsi su livelli europei di istruzione. Il problema è che le attività per le quali esistono fattori di attrazione locale non sono sufficienti a trattenere l’offerta di lavoro istruita, che si muove verso altre regioni italiane o europee dove la domanda è più intensa”, ha proseguito. La strada obbligata appare, a detta dell’economista una ricomposizione dell’economia “verso attività rispetto alle quali le tecnologie sono complementari con il lavoro, ma che possano al tempo stesso trovare fattori locali di attrazione. Al tempo stesso è necessario attrezzarsi per affrontare il disallineamento di competenze che questa ristrutturazione può comportare non solo con un sistema di protezione adeguato, ma con politiche che preservino la partecipazione attiva al lavoro anche nel corso dei processi di ristrutturazione”.
Sull’importanza della formazione e di come “attrezzarsi per il futuro” si è soffermata Milena Bigatto di Hit. “E’ fondamentale creare un terreno diverso per gestire l’innovazione – ha chiarito -. L’occupazione cambierà profondamente già nel prossimo futuro. Anzi il cambiamento è già in atto. Si perderanno posti di lavoro in alcuni settori, ma ne guadagneremo altri come nell’informatica, nella matematica, nel management, nel business e nelle operazioni finanziarie”. Ma le professioni andranno ridefinite, per i lavoratori di oggi, ma anche per quelli di domani, anche attraverso la creazione di relazioni sociali, la trasmissione di competenze tra generazioni. “Se noi insegniamo i nostri figli domineranno i computer, saranno loro a gestire le innovazioni. E questo in Trentino si sta già facendo”.
Di fronte all’innovazione tecnologica e all’imporsi della gig economy deve cambiare anche il sindacato, come ha sottolineato Samuel Engblom. Ai rappresentati dei lavoratori è richiesto un cambio di paradigma per riuscire a dare risposte e rappresentanza a quei segmenti di mercato del lavoro, i lavoratori dell’economia su richiesta. Il primo passo è diventare soggetti della gestione dell’innovazione tecnologica. Il sindacato non deve opporsi al cambiamento tecnologico, ma elaborare una “strategia per fare in modo che i lavoratori possano godere delle migliori opportunità per affrontare i mutamenti indotti dalla digitalizzazione”.
Engblom ha indicato tre direzioni su cui dovrebbe muoversi il sindacato La prima “Continuare ad applicare a situazioni nuove nozioni già in uso”. A partire dal concetto del lavoro subordinato. Perché l’organizzazione del lavoro cambia molto più rapidamente del diritto del lavoro. Dunque i sindacati, secondo Engblom, devono con quanto le nuove condizioni di lavoro hanno in comune con le forme più tradizionali di occupazione, e pretenderne il riconoscimento in termini di tutele e diritti.
La seconda direzione è l’adeguamento dei sistemi di protezione sociale e le politiche attive. Oggi, ha fatto notare il sindacalista svedese, chi passa da un lavoretto all’altro non ha nessuna tutela, non accede alla disoccupazione, non gli è riconosciuta la malattia né accedono a misure di politiche attive. “I sindacati dovrebbero fare in modo di migliorare l’inclusione dei lavoratori della gig economy nei sistemi di sicurezza sociale”. Il che garantirebbe a questi addetti una maggiore sicurezza economica e nel contempo eviterebbe dannose corse al ribasso.
In questo non può non cambiare la stessa organizzazione dei sindacati, oggi poco rappresentativi di queste tipologie di lavoratori. “In questo nuovo tipo di economia il sindacato deve sviluppare nuovi strumenti per raggiungere i potenziali iscritti; devono essere dove sono i lavoratori, cioè nelle comunità online”. E al contempo devono cambiare registro dimostrando che l’adesione al sindacato offre vantaggi concreti, sul piano collettivo e su quello individuale”, ha concluso il sindacalista svedese.

In apertura di lavori questa mattina oltre al dibattito congressuale hanno preso la parola alcuni lavoratori e lavoratrici che hanno raccontato alla platea le loro esperienze.

Il congresso procede nel pomeriggio con l’intervento di Nino Baseotto della segreteria nazionale Cgil e dunque con le votazioni di direttivo e assemblea generale e dunque del segretario generale.

 

 

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