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Il 5 e 6 novembre il XIX congresso della Cgil del Trentino

Concluse venerdì le assemblee di base: coinvolti oltre 4.600 iscritti. Venerdì e sabato i congressi di Filctem e Nidil

Si è conclusa venerdì la prima fase dell'iter che condurrà al XIX congresso della Cgil del Trentino.

Tra agosto e ottobre lavoratori e pensionati sono stati coinvolti su tutto il territorio in 751 assemblee congressuali di base. In ogni assise sono stati discussi e votati i due documenti congressuali contrapposti Il lavoro è, che ha come prima firmataria la segretaria generale Susanna Camusso, e Riconquistiamo tutto, che ha come prima firmataria Eliana Como. Il Lavoro è ha ottenuto il 94,6 per cento dei consensi. Nelle assemblee di base hanno votato oltre 4.600 iscritti.

Nelle assemblee di base sono stati anche eletti i delegati e le delegate che parteciperanno ai congressi di categoria e al congresso della confederazione, in programma il prossimo 5 e 6 novembre al Polo della Meccatronica di Rovereto.

I congressi di categoria sono cominciati lunedì scorso, con quello della Fillea. Venerdì sarà la volta della Filctem (chimici, tessili ed elettrici), sabato del Nidil (atipici, in somministrazione, partite Iva).


Durante i congressi di categoria e nell'assemblea congressuale di novembre verrà discusso e votato anche il documento provinciale Oltre i confini. L'Autonomia e le sfide per il lavoro, adottato dal direttivo provinciale il 18 giugno.

Nel testo la Cgil del Trentino, preso atto del periodo di profonda incertezza che ancora vive la nostra comunità e della molte sfide che ancora attendono, afferma la necessità di rafforzare l'Autonomia in una più forte collaborazione tra le due province. “Serve un nuovo patto a livello territoriale tra Trento e Bolzano allargando lo sguardo anche a Innsbruck nell’ottica del rafforzamento dell’Euregio. Le due province autonome debbono essere protagoniste di una nuova stagione di cooperazione rafforzata sui temi dello sviluppo economico, del lavoro, dell’istruzione, del welfare, della salute”. Una sinergia che la Cgil immagina estesa anche a livello sindacale per sperimentare nuove forme di collaborazione.

Un patto che può diventare anche nuovo stimolo per la crescita del tessuto economico trentino, che sconta un ritardo rispetto all'Alto Adige. “Serve un riposizionamento del nostro tessuto produttivo, in particolare nel settore dei servizi dove si riscontrano le difficoltà maggiori in termini di innovazione, produttività e competitività, e una imprenditoria più capace di valorizzare il lavoro, in ogni sua forma, e di accettare la sfida della partecipazione dei lavoratori nell'organizzazione e nelle strategie aziendali. Il coinvolgimento, di fronte al cambio di paradigma tecnologico, rappresenta una necessità non solo per migliorare la qualità della vita dei lavoratori, ma per la stessa competitività aziendale”.

Accanto al privato anche il pubblico è chiamato a fare la propria parte con politiche industriali selettive, a sostegno di scelte imprenditoriali innovative, basate sulla qualità produttiva e occupazionale. E allo stesso tempo non limitandosi ad incentivi basati solo sulla leva fiscale, ma contribuendo all'attrattività del territorio con un sistema di amministrazione efficiente e snello, una scuola inclusiva e di qualità, una ricerca scientifica d'eccellenza in grado di dialogare con il sistema produttivo, una domanda pubblica che punti su infrastrutture moderne ed innovative.

La Cgil chiama in causa il sistema pubblico anche sul fronte dell'esternalizzazione dei servizi e degli appalti, chiedendo di stare dalla parte della responsabilità sociale e dalla tutela della qualità del lavoro. “Se vogliamo fare della domanda di beni e servizi della Pubblica amministrazione un volano di crescita economica e sociale, bisogna anche garantire nuove tutele a tutti gli addetti coinvolti nei processi di appalto. In questo senso, Provincia ed enti locali debbono essere un esempio, garantendo un maggiore equilibrio tra servizi gestiti direttamente e quelli esternalizzati, preservando l’internalizzazione delle attività ordinarie, definendo clausole sociali più forti, privilegiando l’approvvigionamento dalle imprese locali, impedendo che la concorrenza sui prezzi si scarichi sui lavoratori, ampliando le opportunità lavorative offerte dal sistema degli appalti pubblici, anche a favore di soggetti deboli”.

Accanto a questi pilastri va riconfermato il ruolo del welfare pubblico locale, con risorse aggiuntive per il potenziamento dei servizi e la valorizzazione del personale. Un sistema che deve diventare più vicino ai bisogni delle persone, per affrontare la duplice sfida dell'invecchiamento della popolazione e della denatalità.

In questo quadro il welfare negoziale può giocare una importante funzione integrativa e mai sostitutiva di quello pubblico a livello territoriale. “Rivendichiamo la lungimiranza della scelta del sindacato trentino di una welfare negoziale territoriale fondato sul risparmio previdenziale (Laborfonds) e sull’assistenza sanitaria realmente integrativa (Sanifonds) e puntiamo a proseguire su questa strada, sostenendo la necessità di una piattaforma territoriale del welfare contrattuale che offra ai lavoratori prestazioni in primo luogo assistenziali ed educative integrate con il sistema pubblico”.

Definiti gli obiettivi la Cgil del Trentino punta l'attenzione sui metodi per raggiungerli mettendo al primo posto il dialogo sociale e la contrattazione ad ogni livello, senza escludere il ricorso al conflitto se necessario. Centrale resta, per la Cgil del Trentino il rafforzamento dell'unità organizzativa con le altre confederazioni, pur nella consapevolezze delle difficoltà insite in questo processo, nella convinzione che una nuova stagione di vera unità sindacale può offrire grandi opportunità ai lavoratori.



Trento, 10 ottobre 2018



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