NEWS

Mercato del lavoro. A giugno disoccupazione al 5 per cento

Franco Ianeselli: “Restano aree di criticità come per i disoccupati di lungo corso. Adesso investire su qualità del lavoro e aumento dei salari”

Mercato del lavoro. A giugno disoccupazione al 5 per cento

Mercato del lavoro sostanzialmente stabile nell'ultimo trimestre in Trentino. A giugno la disoccupazione si è attestata al 5 per cento, 0.6 punti percentuali in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. In parallelo cala leggermente il tasso di occupazione, dal 67,4 per cento al 67,2 per cento. Lo certifica l'Istat nell'ultima indagine trimestrale sulle Forze Lavoro.

A giugno le persone senza lavoro in Trentino erano 12.000. La disoccupazione è cresciuta leggermente tra le donne, dal 5 al 5,9 per cento, mentre si è ridotta per gli uomini dal 6 al 4,3 per cento.

Dinamica simile anche sul fronte dell'occupazione: anche in questo caso a perdere terreno sono state le donne, per loro il tasso di occupazione passa dal 62,2 per cento di giugno 2017 al 59,7 per cento di tre mesi fa.

A confermare questa dinamica anche l'andamento del tasso di attività che si riduce dal 71,5 per cento al 70,9 per cento.

Si tratta, comunque, di dati campionari che mettono in luce la buona tenuta del mercato del lavoro locale, come evidenziato anche dai dati amministrativi diffusi dall'Osservatorio dell'Agenzia del Lavoro con un aumento delle assunzioni e un saldo occupazionale positivo nei primi sei mesi dell'anno.

“Ci muoviamo in un quadro di sostanziale positività – commenta Franco Ianeselli – con miglioramenti trasversali a tutti i settori. La disoccupazione resta, però, ancora un problema aperto a cui fare fronte”. Il segretario della Cgil trentina pone l'accento in particolare sui disoccupati di lungo periodo, quelle persone che incontrano maggiori difficoltà ad inserirsi nuovamente sul mercato del lavoro. “E' necessario fare uno sforzo in più superando la frammentarietà delle risposte messe in atto fino a questo momento per costruire una presa in carico complessiva del soggetto, sia sul piano delle opportunità formative per riqualificare le professionalità sia sul piano dei bisogni sociali. Metodo già attuato con buoni risultati in diversi Paesi europei”.

Accanto a questa, resta aperta anche la questione della qualità del lavoro, intesa sia in termini di miglioramento delle condizioni retributive sia di benessere organizzativo. “L'ultimo assestamento di bilancio ha introdotto interventi che associano una riduzione della tassazione per le imprese legata agli aumenti in quota fissa o variabile del salario dei propri dipendenti – ricorda Ianeselli -. sono misure positive come lo sono le agevolazioni per le imprese che investono nella formazione dei propri dipendenti per gestire il cambiamento tecnologico, come un recente accordo siglato con l'Associazione artigiani”. Adesso è ora che queste misure trovino sostanza nel mondo del lavoro e dentro le imprese. “Deve diffondersi la consapevolezza che investire sulla qualità del lavoro, sul piano salariale e di miglioramento delle professionalità, è un vantaggio per i lavoratori, ma anche per le imprese che ci guadagnano in competitività”, conclude Ianeselli.




Trento, 12 settembre 2018

 

 

TORNA SU