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Mense scolastiche, la Provincia cambi gli appalti per garantire un'equa retribuzione

Filcams denuncia una situazione paradossale: le lavoratrici vengono stabilizzate e si ritrovano più povere

Sono state assunte a tempo indeterminato, dopo anni di contratti a termine, ma rischiano di pagare cara la loro stabilizzazione. E' la situazione paradossale in cui si trovano una cinquantina di lavoratrici della Markas srl che operano nelle mense scolastiche della Val di Non. E con molta probabilità saranno solo le prime. La stessa situazione può riguardare potenzialmente tutte le lavoratrici della ristorazione scolastica in Trentino, un migliaio in totale. Ad accendere l'attenzione su questa questione è la Filcams del Trentino. “Siamo ovviamente soddisfatti per il fatto che le lavoratrici abbiano ottenuto finalmente un contratto a tempo indeterminato – spiegano il segretario provinciale, Roland Caramelle e la funzionaria sindacale Francesca Delai -. A seguito del decreto Dignità che ha reintrodotto le causali per i tempi determinati, non rientrando tra le attività stagionali, le lavoratrici vanno stabilizzate. Ed è giusto. Quel che non è giusto è che per queste lavoratrici la stabilizzazione si traduca in una perdita di reddito”.

Di fatto le addette alla ristorazione con contratto a tempo determinato avevano diritto nei periodi di non lavoro alla disoccupazione. Con la stabilizzazione lavoreranno comunque nove mesi l'anno, come prima, ma nei tre mesi di chiusura delle scuole non avranno né stipendio né contributi né assegni familiari, né potranno accedere alla Naspi. “E' una situazione ingiusta di cui riteniamo indispensabile si facciano carico le istituzioni – insiste la Filcams -. In questi anni la Provincia ha investito nella ristorazione scolastica con nuovi impianti e sostenendo le famiglie con la riduzione del costo dei pasti. E' ora che si sostengano nel modo dovuto anche le lavoratrici”. Senza dimenticare che è stata la Provincia a definire questa organizzazione del servizio e, dunque, ad imporre nei fatti la sospensione estiva.
La strada, per il sindacato, è quella di individuare forme di sostegno al reddito per queste lavoratrici che ad oggi sono discriminate.
Per la Filcams si dovrebbe agire direttamente sugli appalti. “Chiamiamo in causa la responsabilità delle stazioni appaltanti, cioè l'ente pubblico, che a nostro parere deve e può sanare questa situazione di ingiustizia e ripristinare una situazione di equità”. In buona sostanza la Provincia, nella composizione della base del prezzo del bando, deve tenere conto di una copertura anche parziale della retribuzione e contribuzione dei lavoratori durante la sospensione estiva. “Chiediamo uno sforzo che già si fa per altre categorie di lavoratori e lavoratrici”.
Anche le aziende devono fare la loro parte dal momento che stabilizzando le lavoratrici con contratti a tempo indeterminato godono di sgravi fiscali e contributivi che potrebbero in parte reinvestire sulle dipendenti. “E' giusto che ne beneficino anche le lavoratrici, non è pensabile che per essere stabilizzate ci rimettano”, concludono Caramelle e Delai.


Trento, 7 settembre 2018

 

 

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