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«Accordo che premia solo l’anzianità, aumenta le disuguaglianze e svilisce i veri meriti»

Aumenti ai direttori, Fp Cgil non ci sta

La Funzione Pubblica Cgil del Trentino è stata l’unica sigla sindacale a non firmare l’accordo sui premi ai direttori provinciali, di cui riferisce oggi il quotidiano l’Adige. Il motivo lo spiegano il segretario generale Giampaolo Mastrogiuseppe e il funzionario Stefano Galvagni: «Serve a distribuire più denaro a chi ha già avuto, aumentando la già ampia forbice tra gli stessi direttori con differenze di anzianità minime; è un premio che non ha nulla a che fare con obiettivi e risultati: l’unico criterio è l’anzianità».

Nel recente accordo si parla di “esperienza professionale”. Spiega Galvagni: «Un bel giochino, quello di cambiare il nome alle cose per aggirare critiche e ostacoli. Qui si danno riconoscimenti legati esclusivamente all’anzianità di servizio: a chi ne ha tra i 10 e i 20 anni una piccola parte, a chi ne ha dai 20 in su una molto più grossa, di fatto tre volte tanto.

Il criterio dell’anzianità di servizio, ai fini delle progressioni economiche, è adottato in molti paesi europei e, come Fp Cgil, lo rivendichiamo come elemento principale per le progressioni del personale delle categorie, ma non si può utilizzarlo come unico elemento per valutare i direttori che, di fatto, fanno parte della dirigenza.

Provincia e Apran - spiega ancora la Fp Cgil - hanno provato a ottenere la nostra firma inserendo un passaggio secondo cui eventuali ulteriori risorse che si rendessero disponibili nell’assestamento di bilancio, verranno destinate interamente al risultato. È un’ammissione di colpa: un riconoscere che quanto stanziato finora è legato solo all’anzianità. Andranno dunque 750 euro a chi ha tra i 10 e i 20 anni e 2.100 a chi supera i 20 anni. Così, ancora una volta come già nel 2007, la giunta provinciale sceglie di non cambiare nulla. Si parla di meritocrazia ma poi Provincia e altri sindacati cambiano idea nel momento decisivo. Ancora una volta si chiarisce la non volontà di entrare nel merito di chi fa cosa. Forse è un tema scomodo, eppure tanti direttori condividono la necessità di essere valutati e riconosciuti per quello che effettivamente mettono in campo. Professionalità e anzianità non sono la stessa cosa, ma siamo gli unici a dirlo.

Ecco dunque l’ennesimo aumento una tantum, senza un intendimento strutturale, un progetto di valorizzazione di professionalità, risultati e competenze, senza la pesatura di incarichi, responsabilità e capacità gestionali. Il risultato finale è un capolavoro: tanti soldi a pochi e gli altri si arrangino. Vedremo, ora, se e come l’amministrazione avrà il coraggio di legare il premio dei dipendenti alla meritocrazia: vedremo come si pretenderà di valutare i loro risultati, dopo che si è accuratamente evitato di valutare quelli delle figure apicali».

 

 

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