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Immigrati e lavoro, è boom di vertenze legali

La Cgil: in 5 anni sono passate dal 20 al 35 per cento del totale. E' l'agricoltura il settore con le maggiori conflittualità

Immigrati e lavoro, è boom di vertenze legaliTRENTO. Dal 2000 al 2005 le vertenze aperte presso i sindacati riferite ai lavoratori immigrati sono passate dal 20% al 35% del totale. Nella categoria del commercio, turismo e servizi le pratiche nel 2005 sono state quasi 400, seguite dall’edilizia con 160. Il dato è stato esposto da Antonio Trombetta, dell’Ufficio vertenze legali della Cgil, ed interessa 28.000 immigrati in Trentino che, in base al rapporto di Caritas Migrantes, rappresenta la quinta provincia di Italia per numero di assunzioni. E’ quanto è emerso nel Convegno “Lavoro e discriminazione razziale” organizzato dall’ Osservatorio Migra in collaborazione con Cgil, Cisl, Uil e Cinformi. Il convegno ha affrontato il tema della discriminazione razziale in ambito lavorativo, mettendo in evidenza che i lavoratori immigrati subiscono una «discriminazione multipla», come l’ha definita l’avvocato Nicola Canestrini, che ha aperto il dibattito. La legge Bossi-Fini con le «nuove norme sul soggiorno» introdotte, sostituisce di fatto il «permesso di soggiorno per motivi di lavoro» con il «contratto di soggiorno della durata del contratto di lavoro». Ciò, a detta dell’avvocato Canestrini, crea non solo una condizione di ricattabilità ma anche di esposizione al rischio di comportamenti illeciti sul luogo di lavoro. Il bisogno di lavoro, per vivere e per «soggiornare» porta l’immigrato ad accettare condizioni lavorative e retributive nettamente al di sotto delle potenzialità professionali, delle mansioni svolte, dei minimi contrattuali. La stessa condizione di lavoro nero, irregolare, diffusa in Italia anche per i lavoratori nativi, può diventare un boomerang per i lavoratori stranieri che hanno bisogno di un lavoro regolare per essere a norma con il soggiorno e i periodici rinnovi. L’impegno dei sindacati, come espresso da Giovanni Tascino della Cisl, dovrebbe essere quello di «approfondire gli aspetti contrattuali a favore dei lavoratori immigrati, con una sempre maggiore vigilanza del sindacato nei posti di lavoro». Andrea Cagol, rappresentante di Cinformi, ha posto l’accento sull’importanza dell’informazione, denunciando toni spesso eccessivamente allarmistici in materia di immigrazione e ricordando che la «devianza è trasversale». Il convegno è stata inoltre occasione per presentare il progetto di Ricerca dell’Osservatorio, coordinato da Giuseppe Sciortino del Dipartimento di Sociologia dell’Università di Trento, che avrà come settori privilegiati proprio quei settori che secondo le statistiche presentate dai sindacati sono maggiormente interessati alle vertenze: il lavoro domestico, alberghiero e l’edilizia. Ulteriori informazioni sui contenuti del convegno possono essre reperite sul sito www.migra.tn.it. Migra, l’Osservatorio sulla discriminazione degli immigrati nel lavoro, è un progetto finanziato dal Fondo Sociale Europeo, dal Ministero del Lavoro, delle Politiche Sociali e dalla Provincia di Trento. Migra è promosso da Atos servizi Srl, Fondazione Opera Campana dei caduti e Fondazione Fontana. Partner di rete sono i sindacati, Cgil, Cisl e Uil e Cinformi.ù ------------------ Agricoltura il settore con le maggiori conflittualità TRENTO. Nel 2000 le vertenze che vedevano coinvolti gli immigrati erano 152, cinque anni più tardi, nel 2005, erano 364. E’ il dato più evidente fra quelli illustrati al convegno sulla discriminazione da Antonio Trombetta, dell’ufficio vertenze legali della Cgil. Lo studio presentato si basa appunto sui casi trattati dalla Cgil: non sono quindi valori assoluti ma rappresentano senz’altro una panoramica realistica della situazione. Le vertenze degli immigrati incidono sempre più sul dato totale: nel 2000 rappresentavano il 20,62 per cento, nel 2005 si è arrivati ad oltre un terzo, con il 35,97 per cento del totale. Un dato - ha spiegato Trombetta - che è anche il risultato della regolarizzazione: «E’ normale che l’immigrato in regola faccia valere i propri diritti». La maggior parte delle vertenze riguarda il settore turismo e commercio, una situazione tuttavia che trova un riscontro anche per quanto riguarda i lavoratori italiani. Al secondo posto - e anche questa non è una sorpresa - c’è il settore edile (che comprende anche quello del porfido), quindi i metalmeccanici, l’agricoltura e la funzionale pubblica. Di grande interesse sono anche le percentuali di vertenze aperte dagli immigrati nel singolo settore. In agricoltura, ad esempio, l’ottanta per cento delle vertenze curate dalla Cgil riguardava lavoratori extracomunitari. Dati che superano il 50 per cento li troviamo anche nella funzione pubblica (in particolare per quanto riguarda il lavoro delle infermiere), nel commercio e turismo. A punte del 50 per cento del totale delle vertenze per categoria si arriva anche nel settore tessile e in quello chimico. (Servizio a cura dell’Osservatorio Migra) 8 giugno 2006

 

 

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