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Grande distribuzione, Filcams: “Si metta mano alla liberalizzazione di orari e aperture”

Caramelle: “In assenza di regole le nuove aperture possono ulteriormente peggiorare le condizioni dei lavoratori”

“L'apertura di Aldi inciderà non poco sul mercato della grande distribuzione trentina, sia per le aziende che dovranno fronteggiare un competitor molto agguerrito sia per i lavoratori, per i quali non escludono un peggioramento delle condizioni anche salariali”. Ad due giorni dal taglio del nastro del discount tedesco, sia a Trento sia a Rovereto, il segretario provinciale della Filcams non nasconde la sua preoccupazione. “Aldi è solo l'ultima insegna in ordine di tempo che arriva in Trentino – prosegue Roland Caramelle -. Il problema non è la nuova apertura in sé, quanto l'assenza di regole nel settore. Senza regole certe a prescindere da chi sbarca in Trentino ci potranno essere ricadute negative sull'intera categoria di lavoratori del settore. Bisognerebbe interrogarsi, anche, a mio avviso su quale modello di sviluppo si sta spostando il Trentino”.

Il segretario punta il dito ancora una volta sulla liberalizzazione di orari e aperture arrivata con il decreto Salva Italia varato dal governo Monti nel 2011. “Da allora chiediamo come sindacati di cambiare le regole, imponendo delle norme più restrittive, ma purtroppo al di là di alcuni impegni verbali non abbiamo ottenuto nulla né sul piano locale né a livello nazionale”.

Per Caramelle la liberalizzazione non ha prodotto un aumento dei consumi né ha risollevato le sorti di un settore comunque in difficoltà. “Basti pensare alla pesante crisi dei grandi marchi che operano nel settore degli elettrodomestici e dell'informatica: lì tenere aperto sempre non ha tenuto lontano le difficoltà. In questi anni però sono peggiorate le condizioni dei lavoratori”

Quel che più preoccupa il sindacalista è comunque l'effetto sulle condizioni di lavoro. “Spingendo solo sulla concorrenza, i marchi che oggi sono sul mercato della grande distribuzione a Trento e Rovereto faranno di tutto per non perdere quote di mercato e non escludo che non agiscano sul costo del lavoro, facendo maggior ricorso a forme contrattuali precarie, ma anche mettendo mano se necessario alla contrattazione di secondo livello”. Una prospettiva su cui il sindacato tiene alta l'attenzione. Ma non basta. “In questa campagna elettorale si è discusso poco o per niente di qualità del lavoro. Sarebbe auspicabile, invece, che la questione della liberalizzazione di orari e aperture torni d'attualità nell'agenda politica anche di chi si candida ad un seggio in Parlamento partendo dal Trentino. Se veramente ci riconosciamo in un modello di sviluppo coerente con il nostro territorio, che mette al centro la qualità del lavoro e non il consumo fine a se stesso, ma anche che tutela le piccole e medie realtà locali più dinamiche, bisogna invertire la rotta”.

Trento, 27 febbraio 2018

 

 

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