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Ristorazione, dopo il contratto nazionale l'obiettivo è l'accordo integrativo

Sui contenuti la parola spetta ai lavoratori. Filcams del Trentino: “Intesa difficile, ma fondamentale per aprire la trattativa sul secondo livello”

Dopo quasi cinque anni di attesa è stata firmata nelle scorse settimane l'intesa per il rinnovo del contratto nazionale dei pubblici esercizi e della ristorazione collettiva e commerciale. L'accordo, che in queste settimane è al vaglio dei lavoratori, riguarda un milione di addetti in Italia, circa 15mila in provincia di Trento.

Sono i lavoratori di bar e ristoranti, ma anche quelli delle mense scolastiche e aziendali, della ristorazione in ospedali e case di riposo, nonché della ristorazione autostradale. La bozza di accordo è stata sottoscritta unitariamente da tutte e tre le sigle sindacali, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil.

“E' stato un rinnovo molto faticoso – ammettono Roland Caramelle, segretario della Filcams del Trentino e Francesca Delai che segue il settore -. E' importante il risultato ottenuto sul piano dei diritti: le controparti chiedevano di arretrare su punti fondamentali come malattia, permessi, scatti di anzianità, quattordicesima. Abbiamo evitato che ciò accadesse”. Caramelle e Delai insistono anche sulle prospettive future. “Questo passaggio era indispensabile per aprire un altro fronte altrettanto importante, quello del contratto di secondo livello. E' questo l'obiettivo per i prossimi mesi”.

Vista la forte eterogeneità del settore la contrattazione integrativa dovrà muoversi su due versanti, la definizione di un contratto territoriale per i pubblici esercizi che tenga conto della forte stagionalità del settore, e soluzioni più strutturate per gli addetti alle mense, soggetti anche alle difficoltà e alle incertezze dei cambi di appalto, nonché studiare un ammortizzatore sociale per gli addetti alla refezione scolastica che permetta di coniugare la garanzia occupazionale alla continuità reddituale anche durante la cosiddetta sospensione estiva del servizio. “E' un terreno che non è mai stato battuto in Trentino – ammettono Caramelle e Delai -, riteniamo però necessario cominciare a discutere per dare ai lavoratori e alle lavoratrici di questo settore risposte sia sul piano normativo sia su quello salariale”.

Quella arrivata a termine il 9 febbraio scorso è stata una trattativa complessa, a tratti aspra, e tre scioperi dopo che ha consentito di individuare soluzioni che, pur non esenti da criticità, mantengono l’impianto dei diritti normativi e salariali preesistenti, dando nel frattempo una concreta risposta al salario che non registrava aumenti da aprile del 2013.

Tra gli elementi positivi: una normativa più tutelante della precedente per i cambi di concessione e appalto; maggiori tutele nell’ambito del mercato del lavoro; la definizione di un codice condiviso contro le molestie sessuali nei luoghi di lavoro; e un aumento salariale di 100 euro a regime al IV livello, con una massa complessiva di 3mila euro.

Il rinnovo del contratto dà al sindacato di Via Muredei anche una spinta in più per accelerare su un nuovo progetto, che riguarda i lavoratori e le lavoratrici dei fast food, un target giovanissimo che spesso conosce poco o per niente i propri diritti e le norme basilari in tema di lavoro.


Per quanto riguarda la Filcams Cgil, ora la parola passa ai lavoratori per l’approvazione definitiva. Sono già cominciate le assemblee sui posti di lavoro.



Trento, 20 febbraio 2018


 

 

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