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Accordo Sait, Filcams ha preso atto della volontà dei lavoratori

Caramelle rivendica i risultati raggiunti con la mobilitazione. “Non è una vittoria. Saremo soddisfatti solo quanto tutti i licenziati saranno ricollocati”. E chiede le dimissioni del presidente Dalpalù

Accordo Sait, Filcams ha preso atto della volontà dei lavoratori

“Siamo un'organizzazione di lavoratori e in quanto tale non potevamo non prendere atto della volontà dei lavoratori sull'accordo per i licenziamenti. Dunque abbiamo firmato”. Il giorno dopo la firma dell'accordo che sancisce il numero, le modalità e le condizioni dei licenziamenti per i dipendenti Sait il segretario provinciale della Filcams, insieme ai delegati Ivo Berengan e Adriano Paissan, spiega le ragioni che hanno spinto l'organizzazione sindacale a firmare, senza fare nessun passo indietro sulle criticità evidenziate in tutto questo lungo anno di confronto. “Non possiamo esprimere soddisfazione per l'esito del confronto – chiarisce Roland Caramelle - . Per quanto ci riguarda ci diremo soddisfatti solo nel momento in cui tutti i lavoratori saranno ricollocati. Per questa ragione la nostra attenzione e la nostra pressione sarà altissima non solo sulla rioccupazione dei venti come ha garantito la Federazione della cooperazione, ma anche sui sessanta che restano fuori. La Federazione si è impegnata, su nostra richiesta, ad applicare l'accordo confederale. Allo stesso tempo vigileremo e continueremo a fare pressione anche sulle istituzioni, per dare una risposta adeguata a questi lavoratori e a queste lavoratrici”.


Filcams ha deciso di firmare solo ieri sera, di fronte all'esito del referendum convocato tra i lavoratori. “Sull'esito della trattativa non ci sono vincitori – prosegue Caramelle -. Siamo però consapevoli che è grazie alla mobilitazione dei lavoratori cassintegrati in tutti questi mesi e anche alle pressanti richieste di Filcams del Trentino che si è riusciti a limitare almeno in parte i danni”. L'accordo siglato ieri, infatti, riduce il peso dei criteri discrezionali (al 25%) per individuare gli esuberi, prevede un monitoraggio costante sull'attuazione del piano sociale e va anche incontro a quei lavoratori e a quelle lavoratrici che a causa della cassa integrazione sono andati in difficoltà con i pagamenti del mutuo, accesso presso una cassa rurale. “Non è tutto quello che volevamo. Il nostro obiettivo era non inserire criteri discrezionali, ma seppur ci abbiamo provato fino alla fine, non ci siamo riusciti”. Insufficiente per Filcams resta anche la quota di incentivo all'esodo, anche se l'organizzazione sindacale rivendica il fatto che la somma stanziata dal consorzio sia stata aumentata rispetto alla proposta iniziale. Eresta in piedi la richiesta di fare chiarezza sulle esternalizzazioni.


Caramelle si sofferma dunque sul referendum indetto ieri all'ultimo minuto dalle altre due organizzazioni sindacali. “In questa vicenda, purtroppo, c'è stato chi ha operato per dividere i lavoratori, l'azienda e anche tra i sindacati. Il referendum di ieri ne è prova: non mi è mai capitato di vedere che i dipendenti votino sui licenziamenti che riguardano una parte di loro. La frattura tra i lavoratori Sait era netta: garantiti e non garantiti, chi sapeva di non rischiare nulla e chi invece sapeva di poter perdere tutto”.


La partita sul futuro, comunque, per Filcams è tutt'altro che chiusa. “Siamo preoccupati per chi esce, ma anche per chi resta – sottolinea Caramelle -. Sait con questi licenziamenti ha fatto solo un'operazione di ristorno delle risorse: ha tagliato il costo del lavoro, per garantire ristorni alle famiglie cooperative e ha imposto a chi resta in magazzino di pagare un costo altrettanto alto, con un accordo sulla produttività che sarà irraggiungibile per molti. Gli operai del magazzino, si accollano il costo dell'incentivo all'esodo”.

Per Filcams l'operazione condotta fino a questo momento non garantisce nessuna prospettiva di rilancio. “Non c'è un piano industriale né si è messo mano ad una riorganizzazione del sistema. Tra due anni, esauriti i risparmi garantiti da questi licenziamenti, potremmo trovarci a discutere di nuove problematiche”.

E' anche per questa ragione che Filcams stigmatizza il comportamento dei vertici Sait. “In qualsiasi multinazionale o spa i vertici pagano per la cattiva gestione. Qui, nel mondo della cooperazione, chi ha mandato al collasso Sait è ancora seduto al suo posto e non si assume nessuna responsabilità. E' ora che il presidente Dalpalù ne prenda atto e si dimetta”.


Trento, 21 dicembre 2017

 

 

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