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Dana: «Troppi i lavoratori precari»

Una delegazione sindacale sollecita l’intervento di Benedetti

ARCO. Non c’è rosa senza spine, recita un detto popolare. Così anche alla Dana - una delle certezze dell’economia trentina, caposaldo di un settore industriale ancora fiorente - i rappresentanti sindacali hanno aperto un tavolo di discussione con i vertici aziendali per ottenere garanzie circa la conferma dei posti di lavoro precari. Dato che la risposta auspicata stenta ad arrivare, una delegazione formata dalla Rsu degli stabilimenti di Arco e Rovereto guidata dalla segretaria della Fiom Cgil Milena Demozzi, mercoledì si è rivolta all’assessore provinciale Benedetti per chiedergli di intervenire in loro favore. I dipendenti assunti con contratti a tempo determinato (per sei, dodici e diciotto mesi) ad Arco sono 50, a Rovereto due volte tanto. Un piccolo esercito di operai, soprattutto giovani, grazie al quale la Dana riesce a soddisfare puntualmente grossi volumi di commesse. Grossi e crescenti. Appunto: accertato che le esigenze produttive attuali e prossime future esigono un organico che oggi è costituito complessivamente da 800 operai, secondo la Rsu e la Fiom è giunto il momento di consolidarlo, questo numero. O perlomeno di arrotondare quello dei dipendenti fissi, trovando un punto di equilibrio tra aspettative sindacali e criteri aziendali. I dirigenti della Dana, oltre a dover far i conti con i vincoli restrittivi imposti dall’alto (Dana Europa, che fa capo all’unità di Arco, è una delle divisioni, la più sana e redditizia, della Corporation con sede negli Usa), sanno però che la produzione non rimarrà per sempre a questi livelli. A scoraggiare eventuali aumenti di personale c’è poi il costo della manodopera italiana, e questa, per una multinazionale che opera con successo in Ungheria come in Cina e in India, certamente non è un dato trascurabile, anzi. Dopo aver ascoltato gli argomenti della delegazione sindacale, l’assessore provinciale all’industria ha assicurato il suo interessamento. La considerazione di Marco Benedetti per la realtà Dana è proporzionale agli 800 posti di lavoro concentrati ad Arco e Rovereto, ma l’assessore è consapevole anche che a questi vanno sommati i 300 dipendenti delle piccole e medie aziende «satelliti» trentine cui la Dana affida segmenti di produzione. Esaurita l’analisi delle problematiche locali, nell’incontro si è parlato anche del procedimento di amministrazione controllata cui è sottoposta negli Usa la Dana Corporation. Procedimento che non riguarda la divisione Europa, “cassaforte” del gruppo, ma che comunque getta una luce inquietante anche sul suo futuro. Tanto che lavoratori e sindacato non si preoccupano affatto delle voci - per ora infondate - secondo le quali oltre alla Dana di Trento sarebbero in atto trattative di vendita anche per gli stabilimenti di Arco e Rovereto. Riuscire ad abbandonare la barca prima che affondi tirandosi dietro tutto e tutti, è un’aspirazione più che legittima. (d.r.)

 

 

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