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Contrasto alla povertà, in un mese quasi ventimila domande per l'assegno unico

Un seminario di tsm LaRes ha messo a confronto misure nazionali e provinciali per l'inclusione sociale. Ianeselli (Cgil): Soddisfazione per il nuovo strumento provinciale. Fondamentale la massima attenzione alle nuove forme di vulnerabilità sociale

Si è discusso di misure di contrasto alla povertà questa mattina nell'ambito di un seminario promosso da tsm LaReS. Sul tavolo il confronto tra il nuovo strumento nazionale, il Rei – reddito di inclusione e gli strumenti provinciali, il reddito di garanzia e soprattutto il nuovo assegno unico, in cui il reddito di garanzia confluirà dal 2018. Gli interventi hanno messo in luce punti di forza e criticità delle misure ed è emerso con sufficiente chiarezza come il reddito di garanzia trentino, così come l'assegno unico per la sua parte di sostegno al reddito, siano maggiormente inclusivi sia per la platea di riferimento sia per le risorse su cui possono contare. Il Rei, in ogni caso, come ha sottolineato Cristiano Gori, professore associato di Sociologia all'Università degli Studi di Trento e coordinatore scientifico Alleanza contro la povertà, rappresenta un fondamentale passo in avanti per l'Italia, che finalmente dopo un dibattito lungo trent'anni, si dota di una misura strutturale di contrasto alla povertà, ultima tra i Paesi europei.

Nel suo intervento Gori ha delineato le caratteristiche principali del Rei, che parte da dicembre di quest'anno, sottolineando anche l'insufficienza delle risorse ad oggi disponibili: è previsto uno stanziamento di 2,7 miliardi di euro da qui al 2020, ne servirebbero 7 miliardi per rispondere ai bisogni della fetta di popolazione italiana sotto la soglia di povertà. Gori ha inoltre insistito sulla necessità di promuovere la conoscenza di questo strumento, proprio per rendere sostanziale e non solo formale il suo valore universalistico.

Di fondamentale passo in avanti nelle misure nazionali di contrasto alla povertà ha parlato anche Marcello Natili, professore di Scienze del lavoro all'Università degli Studi di Milano. Natili ha sottolineato anche il ruolo che possono avere le regioni nel contrasto alla povertà. Alcune si sono già mosse. Altre no. Tutte, comunque, in ordine sparso e non sempre coordinandosi con il piano nazionale, con il rischio anche di duplicare l'intervento invece che supplire le carenze dello strumento nazionale.

Un limite che la Provincia di Trento punta a superare con il perfezionamento dell'intesa Stato- Provincia, come ha chiarito Ileana Olivo, dirigente del Servizio Politiche sociali della Pat. Olivo ha tracciato le caratteristiche del reddito di garanzia, dalla sua nascita nel 2009 fino ad oggi. Dunque ha descritto gli ambiti su cui si sta lavorando per fa sì che la misura nazionale e quella statale si integrino al meglio. L'obiettivo è che quanto percepito come reddito di garanzia dalle famiglie trentine non concorra a determinare la soglia di altri interventi pubblici che escludono dall'accesso al Rei. Allo stesso modo si punta a fare in modo che quanto erogato a livello nazionale non sia erogato a livello locale, con conseguente risparmio di risorse che potranno essere investite a sostegno di altri nuclei. Dovranno essere integrati anche gli strumenti di valutazione della condizione economica. Le caratteristiche del nuovo assegno unico, infine, sono state illustrate da Roberto Pallanch, del Servizio Politiche sociali della Provincia di Trento. Pallanch ha chiarito che ad un mese dall'avvio delle domande circa la metà dei potenziali beneficiari, 40mila nuclei in tutto, hanno già presentato domanda. Per il 2018 la Provincia ha previsto risorse complessive per 76 milioni di euro. L'assegno unico comprende in un solo strumento il reddito di garanzia (con una soglia Icef accresciuta a 0,16), le misure a sostegno della famiglia (soglia Icef fino a 0,30) e per il mantenimento delle persone con invalidità. La scommessa adesso è riuscire ad intercettare le condizioni di grave emarginazione e quelle a rischio vulnerabilità. Una sollecitazione condivisa anche dal segretario generale della Cgil trentina a margine del convegno. “Siamo soddisfatti per come è stato articolato il nuovo assegno unico – ha detto Franco Ianeselli – che qualifica ancora il nostro sistema di welfare. Il percorso non è comunque ancora concluso. Siamo convinti che questa misura si possa ulteriormente affinare sia sul piano dell'inclusione sociale per i soggetti a rischio marginalità sia a sostegno dei nuclei familiari che pur potendo contare su un reddito da lavoro rischiano di scivolare in situazioni di vulnerabilità. Uno sforzo in più si potrà fare anche per le famiglie con figli. L'informazione e la diffusione della conoscenza di questi strumenti gioca un ruolo importante. Noi siamo impegnati anche su questo fronte con tutte le sedi del patronato sul territorio”.


 

 

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