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MUSE, gli operatori didattici smentiscono il museo

“Abbiamo letto sui quotidiani una risposta, a firma MUSE, riguardante il nostro futuro inquadramento contrattuale ed economico.

Abbiamo così scoperto a mezzo stampa il motivo per cui non riceviamo risposta, ormai da due mesi, alla nostra richiesta di un incontro formale tra la direzione e i precari della didattica e delle attività con il pubblico – i "colletti arancioni" del museo.

Vorremmo quindi rispondere pubblicamente alle tre questioni sollevate, partendo dalle parole citate sul vostro quotidiano.

"Da parte della dirigenza vi è stato un comportamento impeccabile, orientato alla trasparenza e al coinvolgimento delle rappresentanze sindacali. I collaboratori stessi hanno avuto più occasioni d’incontro con la dirigenza per ottenere informazioni e disporre del materiale illustrativo delle condizioni previste. Per i motivi sopraccitati, il prospettarsi di una mobilitazione dei collaboratori risulta quantomeno intempestiva e inefficace, dal momento che il procedimento stesso è ormai già concluso."

Ci sembra importante aggiungere che siamo stati effettivamente coinvolti durante l’intero processo per l’esternalizzazione della nostra posizione, ma l'accordo MUSE - Provincia ha cambiato le condizioni contrattuali concordate dopo l'ultimo incontro, senza poi consultare né informare precari e sindacati prima di firmare l’accordo, facendo quindi pubblicare un bando con dei profili non corrispondenti a quelli pattuiti durante la concertazione.

"L'inquadramento previsto dal bando non penalizzerà alcuna professionalità. Questo è assolutamente in linea con le mansioni svolte attualmente e che verranno richieste in futuro dal soggetto vincitore della gara."

Ci dispiace dovere sottolineare ancora una volta che l'inquadramento previsto – concordato dal MUSE senza consultare né gli operatori né i loro rappresentanti sindacali – è di "personale di sorveglianza con funzione di guida", anziché quello di "assistente museale" o "animatore museale" che rientrano nella categoria immediatamente superiore del contratto nazionale di Federculture. La differenza non è solo nella busta paga, ma anche nella negazione di una professionalità che, crediamo, ha contribuito a rendere il MUSE il grande, innegabile successo degli ultimi anni.

"E’ falso affermare che l’inquadramento previsto 'costi meno': il livello economico previsto è, infatti, ampiamente superiore all'attuale."

La risposta travisa le parole del sindacato. Ciò che la CGIL ha dichiarato è chiaro: il nuovo inquadramento contrattualecosta meno rispetto a quello che dovrebbe essere applicato alla nostra figura professionale. Il passaggio in cooperativa comporta sempre un costo maggiore per il datore di lavoro: è il prezzo da pagare per l'esternalizzazione. Inoltre, nel suo messaggio il MUSE fa un confronto con una formula lavorativa, come quella del co.co.co che ora non è neppure più applicabile.

Ringraziamo il vostro quotidiano per l'attenzione dimostrata verso una questione complessa ma cruciale per il futuro di una grande struttura, ma soprattutto per il futuro di 50 precari e delle loro famiglie”.

Gli operatori didattici del Muse





Trento, 8 novembre 2017


 

 

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