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Meno code se prenota il medico

Proposta dei pensionati Spi Cgil per abbattere le liste d'attesa. Anziani disinformati sui codici Rao

Meno code se prenota il medicoPassa per gli ambulatori dei medici di famiglia la via più breve per rendere più accessibili le visite e gli esami specialistici. Ma anche le farmacie potrebbero essere d'aiuto. La richiesta di affidare al medico curante la prenotazione via computer è stata avanzata a gran voce dai pensionati presenti al convegno promosso ieri al Centro S. Chiara dal sindacato Spi-Cgil, e verrà formulata nella piattaforma che sarà presentata all'assessore Andreolli per tentare di risolvere il problema delle liste d'attesa. In apertura dei lavori è stato Giuliano Rosi, segretario dei pensionati Cgil, a rimarcare le criticità del sistema trentino. «Le priorità cliniche introdotte nel 2001 con il cosiddetto sistema Rao migliorano i tempi delle prenotazioni, ma rimane la difficoltà di accedere al Cup - ha detto Rosi -. L'accordo Stato/Regioni stanzia risorse per migliorare il sistema delle prenotazioni, e altre Regioni stanno sperimentando strade nuove, mentre in Trentino non se ne parla. Eppure quello delle liste d'attesa è un problema che soprattutto per gli anziani rappresenta una vera e propria emergenza». È stato quindi Giuliano Mariotti, l'«inventore» del modello Rao trentino, e collaboratore del ministero della Salute per il progetto «Mattoni - liste d'attesa», a spiegare perché le priorità clinica sono indispensabili per governare le liste d'attesa. «Il principio è semplice: i pazienti che possono aspettare danno spazio ai pazienti che non possono aspettare - ha detto -. Non c'è altro da fare perché le liste d'attesa si comportano in modo incontrollato: se aumenta l'offerta di prestazioni c'è un calo nel breve periodo, ma poi torna tutto come prima». In Trentino il sistema si discosta leggermente da quello messo a punto a livello nazionale. Tre i codici di priorità: A -3 giorni, B - 10 giorni, C - 40 giorni. Mancano il limiti massimi previsti dal ministero: 180 giorni per visite ed esami ambulatoriali, e 1 anno per gli interventi chirurgici, ai quali comunque anche l'Azienda sanitaria trentina deve attenersi. Secondo Mariotti e Livio Dalla Barba, referente per la specialistica ambulatoriale dell'Azienda, i tempi delle prestazioni con codice Rao vengono assicurati, e anche per quanto riguarda gli interventi chirurgici sono stati definiti criteri di priorità. «L'82% della popolazione sopra i 65 anni ottiene la prestazione nel distretto di residenza - ha aggiunto Dalla Barba -. Rimane il problema dei pazienti che vanno fuori regione o a pagamento». A favore del sistema delle priorità cliniche, si è espresso anche Paolo Barbacovi, consigliere provinciale Sdr. «È una sfida forte da accogliere e migliorare - ha detto -. Bisogna investire di più sul versante dell'informazione perché il meccanismo regge solo se è condiviso. Invece in Trentino ci sono ancora troppi cittadini non informati e medici poco disponibili». Barbacovi ha condiviso la proposta di elaborare un progetto per «dare il sistema di prenotazione ai medici di medicina generale», e ha spezzato una lancia in favore delle farmacie che in questa fase «possono essere d'aiuto». In sala si sono levate voci critiche sulla qualità del sistema trentino. Tra queste quella di Bruna Mattedi, delegata della Cgil sanità, che ha puntato il dito contro il call center del Cup, e contro la libera professione intraospedaliera. «Perché se paghi o vai a Negrar, ottieni la visita in tre giorni? E perché nessun oculista al S. Chiara visita con la mutua? - ha chiesto - La politica deve farsi carico dei problemi dei cittadini. E allora mettiamo qualche ambulatorio in più e nominiamo meno direttori». Molto critica anche Marta Rossaro, del Movimento «su la testa», che ha messo in luce i mali della sanità trentina, citando i numeri dei pazienti che ogni anno vanno fuori provincia per le cure. Le conclusioni sono state affidate al segretario generale della Cgil, Ruggero Purin. «Specie per la popolazione anziana le liste d'attesa hanno costi elevatissimi, umani ed economici, ed è su queste che si gioca la credibilità del nostro sistema sanitario. In Trentino, la dotazione del bilancio provinciale, dovrebbe consentire di trovare risposte diverse dal tentativo in atto a livello nazionale di dequalificare il sistema pubblico a favore del privato e del privato -convenzionato, la cui quota rappresenta ormai il 33% della spesa sanitaria nazionale». R. B. 26/05/2006

 

 

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