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Caporalato. Emerge un quadro sconfortate dall'indagine

Sindacati: “Quanto stanno accertando gli inquirenti ci indigna per le modalità e il numero di lavoratori coinvolti”


“E' un quadro sconfortante quello che sta emergendo dall'indagine in corso sul presunto caso di caporalato ad Arco. Il numero dei lavoratori coinvolti e il pessimo trattamento, o meglio lo sfruttamento, loro riservato, ci indigna profondamente e conferma la necessità di agire in tutte le sedi, legali, contrattuali e culturali, per arginare questo fenomeno”. I segretari provinciali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila non nascondono il proprio sconcerto per quanto stanno accertando gli inquirenti. “Pur consapevoli che in Trentino il caporalato è ad oggi un fenomeno marginale la nostra attenzione deve essere massima – dicono Manuela Faggioni, Fulvio Bastiani e Andrea Meneghelli -. C'è il rischio, infatti, che anche a fronte delle difficoltà economiche alcune imprese si avvalgano di queste società che arrivano da fuori provincia e propongono manodopera con un “pacchetto tutto compreso”. E' una pratica illegale perché questi lavoratori vengono sfruttati e il risparmio proposto alle aziende si ottiene solo in modo illecito, non remunerando adeguatamente i lavoratori, non pagando del tutto o in parte gli oneri previdenziali”. E non è secondario ricordare che chi si avvale di questi servizi deve rispondere poi davanti al giudice. “La responsabilità ricade infatti direttamente sull'imprenditore”. Per questa ragione, il sindacato sta lavorando insieme alle associazioni datoriali dell'agricoltura per trovare, anche sul piano contrattuale, una modalità per scoraggiare il fenomeno. “C'è come opportunamente evidenzia Inps anche in Trentino una zona grigia, che va monitorata e controllata perché non si estenda e, anzi, perché si riduca. Dunque sono positive tutte le azioni, anche ispettive, messe in campo per contrastare i fenomeni illeciti”, concludono i tre segretari





Trento, 25 ottobre 2017

 

 

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